Audizione pubblica Divisi anche gli esperti sull'accordo Svizzera-UE

Vista generale di una sala stampa con platea occupata per metà, grandi vetrate e un orecchio dipinto alle pareti

La Commissione della politica estera del Consiglio nazionale in questa rara seduta pubblica.

© KEYSTONE / PETER KLAUNZER

L'accordo istituzionale tra Svizzera e Unione Europea è stato oggetto martedì di un'audizione pubblica della Commissione della politica estera del Consiglio nazionale, la camera bassa del Parlamento elvetico. Per tre ore, alcuni esperti di diritto hanno risposto alle domande dei commissari, evidenziando come sulla qualità dell'intesa non ci sia unanimità di vedute neppure tra gli specialisti.

Il cosiddetto accordo quadroLink esterno è stato reso pubblico a dicembre dal Consiglio federale.

Nell'impossibilità di sottoscriverlo -poiché rimangono con l'UE importanti divergenze, in particolare in merito alle misure accompagnatorie alla libera circolazione delle persone e l'estensione dei diritti all'aiuto sociale- il governo aveva deciso di metterlo in consultazione.

Entro primavera, sono chiamati a esprimersi sulla bontà o meno del testo le commissioni parlamentari, i Cantoni, i partiti e i partner sociali.

Specialisti discordi

Gli esperti sentiti martedì dalla Commissione non concordano: per alcuni l'intesa è tutto sommato vantaggiosa, per altri il testo e la sua evoluzione presentano troppe incognite. Del resto, l'accordo negoziato con Bruxelles è un compromesso, e come tutti i compromessi presenta luci e ombre.

Le domande poste dai commissari hanno toccato argomenti quali la soluzione di eventuali vertenze, la protezione dei lavoratori, le direttive UE sulla cittadinanza e gli aiuti di Stato.

Sempre martedì, nel corso della sua conferenza stampa annuale, l'Unione sindacale svizzera USS si è espressa sull'accordo istituzionale con l'UE

Nel presentare un piano d'azione contro il ristagno dei salari reali e la diminuzione delle rendite delle casse pensione, ha ribadito il suo "no". Sostenuta nella sua lotta anche dai sindacati europei, l'USS ritiene che un allentamento, anche minimo, delle misure di protezione dei salari svizzeri sarebbe pericoloso per tutto il mercato del lavoro.


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