Archeologia alpina Nuovi ma precari reperti dal ritiro dei ghiacciai

Primo piano di scarponi rovinati dal tempo; dalla foggia si intuisce che appartengono a un altra epoca

Scarponi da donna del XVII secolo, rinvenuti a 2700 m.s.l.m. nel Canton Grigioni

RSI-SWI

Il ritiro dei ghiacciai sta riportando alla luce dei reperti interessanti. Gli archeologi ne sono entusiasti ma anche preoccupati: il riscaldamento climatico è veloce e il rischio che molti tesori vadano persi è concreto.

Per evitarlo, il Canton Grigioni sta sensibilizzando gli alpinisti su questo tema, indicando loro quali sono le zone dove è possibile che riemergano reperti.

L'archeologo cantonale Thomas Reitmaier mostra intanto alla Radiotelevisione svizzera uno dei suoi ritrovamenti, a 2700 metri sopra Bergün. È del 17esimo secolo.

"Sono due scarpe appartenenti ad una donna, il cui cadavere è stato ritrovato sul ghiacciaio del Porchabella. I primi elementi sono stati ritrovati già negli anni Ottanta sul ghiaccio che si stava ritirando velocemente".

Mancava però la consapevolezza: "si è dovuto attendere fino ad inizio anni Novanta, fino alla scoperta di Ötzi, per capire che si aveva a che fare con un cadavere storico e che con il cambiamento climatico ci potessero essere dei primi ritrovamenti".

Un tema che riguarda, specie dalla calda estate 2003, tutto l'arco alpino. Ma come si fa a prevedere le zone in cui torneranno alla luce oggetti o resti umani? Reitmaier lo spiega nel servizio.

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