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Alla scoperta dell'Insubria

Terra di laghi in cui la presenza umana è attestata sin dal Neolitico, l'Insubria racchiude anche piccole e grandi meraviglie. Vi proponiamo di partire alla scoperta di questo territorio a cavallo del confine visitando non luoghi emblematici e famosi, come possono esserlo il Duomo di Como, le Isole Borromee o i Castelli di Bellinzona, bensì siti forse meno conosciuti, ma altrettanto intrisi di storia.

Questo contenuto è stato pubblicato il 07 giugno 2021 - 11:41
Illustrazione: Sara Guerra

"Insubri: popolazione celtica, originaria della Gallia transalpina, stanziatasi nella prima età del Ferro a nord del Po nel territorio compreso tra il fiume Ticino e il fiume Serio, con centro principale Mediolanum". È la definizione che dà il Dizionario storico della Svizzera delle genti che circa un millennio prima di Cristo iniziarono a colonizzare la Lombardia nord-occidentale e parte dell'attuale cantone Ticino.

La storia dell'Insubria non inizia però con le tribù celto-galliche. Le tracce di insediamenti umani nella regione risalgono infatti a molto tempo prima. Sul Lago di Varese, infatti, un piccolo triangolo di terra ci riporta indietro fino al primo Neolitico (VI millennio a.C.). Tra i siti palafitticoli preistorici delle Alpi, l'Isolino Virginia è infatti uno di quelli con "i reperti più antichi", si legge sul sito del Gruppo internazionale di coordinazione che si occupa di preservare e valorizzare queste vestigia iscritte al Patrimonio mondiale dell'Unesco. La piccola isola di 9'200 metri quadrati è stata abitata per oltre 4'000 anni, dal Neolitico antico alla fine dell'Età del bronzo, tra il 5'300 e il 900 a.C.

Praticamente sulla stessa latitudine, ma una trentina di chilometri più ad est, un altro luogo riveste un'importanza fondamentale per ritracciare la storia del territorio insubrico. Una storia che però in questo caso non ha nulla a che vedere con gli esseri umani. Nel Parco delle Gole della Breggia, in territorio ticinese, ci si può infatti immergere in quella che è stata l'evoluzione geologica della regione. Un viaggio nel tempo attraverso rocce che descrivono il sollevamento delle Alpi e le ere glaciali che si sono succedute.

Il parco, che si trova a due passi dal confine, ha però anche un'altra caratteristica che lo rende unico, ovvero il connubio tra natura e attività umane. La presenza del fiume aveva reso questa zona particolarmente attrattiva per l'insediamento dapprima di mulini, poi di altre attività, in particolare un cementificio. Quel che resta delle imponenti strutture, riqualificate per dar vita a quello che è stato battezzato il Percorso del cemento, si staglia oggi come un monumento di un'epoca industriale ormai superata.

Che la storia dell'Insubria sia legata a doppio filo all'acqua lo dimostra anche un altro lembo di terra, nel bacino di Como del Lario. L'Isola Comacina, che per chi la osserva dalle rive del lago sembra quasi abbandonata, racchiude innumerevoli tesori archeologici, storici ed artistici.

Nel VI secolo d.C., l'isola rimase l'ultima propaggine dell'Impero bizantino in terra longobarda, difesa strenuamente per vent'anni dal generale Francione.

Comacina conoscerà poi altri momenti di gloria e di fasti, fino alla metà del XII secolo, quando ebbe la sventura di schierarsi con Milano nella lotta che la opponeva a Como. Grazie all'alleanza con Federico Barbarossa, nel 1169 Como riuscì a riprendere il controllo delle terre ribelli del Lario e la vendetta fu implacabile. Gli edifici che si trovavano sull'isola furono rasi al suolo. Sei anni dopo, Federico Barbarossa confermò in un decreto il divieto di ricostruire qualsiasi cosa sull'isola: "Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l'oste, pena la morte violenta".

Bisognerà aspettare il XVII secolo per vedere risorgere in questo lembo di terra una chiesetta, mentre nel XX secolo saranno edificate una locanda e tre villette.

Ad evocare roccaforti, invasioni barbariche e fede è anche il Monastero di Torba, che sorge a una decina di chilometri a sud di Varese.

Dapprima castrum romano che doveva servire alla difesa contro i barbari, l'avamposto fu poi utilizzato da bizantini, goti e longobardi prima di essere trasformato in monastero benedettino femminile nel VIII secolo.

Le monache se ne andarono poi nel 1492 e l'area fu utilizzata a scopo agricolo, cadendo in progressivo abbandono.

Sempre di fede, ma la storia è più recente, parla anche il Sacro Monte di Varese. Iscritto al Patrimonio mondiale dell'umanità dell'Unesco assieme agli altri otto Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia, quello varesino rappresenta forse la testimonianza più completa dell'arte sacra del Seicento nella regione.

Sorta di Gerusalemme in scala più ridotta, i Sacri Monti erano stati pensati per offrire ai pellegrini la possibilità di visitare i Luoghi Santi, riproducendo gli edifici in cui si era svolta la Passione di Cristo.

La regione insubrica è anche un concentrato di ville storiche, a dimostrazione, tra le altre cose, della ricchezza prodotta in questo territorio.

Per rendersene conto, basta percorrere le rive del Verbano, del Lario o del Ceresio. Le perle architettoniche si ritrovano però anche in luoghi a prima vista un po' meno seducenti. Ne è un esempio la Villa Della Porta Bozzolo in Valcuvia.

La dimora, che data degli inizi del XVIII secolo, è una sorta di Versailles in miniatura, abitata dapprima dalla famiglia Della Porta, un importante casato di proprietari terrieri, e in seguito dalla famiglia Bozzolo, che ha dato i natali a Camillo Bozzolo, illustre patologo e senatore della Repubblica.

Dalla provincia di Varese, ci spostiamo sulle rive del Ceresio per scoprire un'altra villa, o meglio i suoi giardini, che permettono di fare il giro del mondo in poco più di un ettaro.

Realizzato a partire dagli anni '30 dal commerciante di tessili e soprattutto assiduo viaggiatore Augusto Scherrer, l'omonimo parco racchiude, tra le altre cose, riproduzioni dell'Acropoli di Atene, del Tempio di Nefertiti, di una casa del tè di stile siamese o ancora di un palazzo indiano.

Il tutto circondato da una lussureggiante vegetazione subtropicale: palme, camelie, glicini, oleandri, cedri, cipressi, canfori, eucalipti, magnolie, azalee, arance, limoni…

La storia della regione insubrica non si scopre però soltanto in dimore più o meno antiche, chiese o castelli, ma anche nelle viscere della Terra.

Nei pressi di Lecco, il Parco Minerario di Piani Resinelli permette di conoscere una secolare tradizione: qui si estraeva la galena, ovvero il solfuro di piombo che, dopo la fusione e la cottura a carbone, diventava appunto piombo.

Era soprattutto da qui che proveniva la materia prima con cui il Ducato di Milano per secoli ha forgiato le sue armi.

Le miniere sono rimaste attive fino al 1958. Nel 2002 sono state messe in sicurezza e recuperate a scopo turistico e oggi sono accessibili a visitatori di tutte le età.

Partito dalle tracce del Neolitico, il nostro breve viaggio in Insubria si conclude con quella che forse tra qualche secolo sarà considerata come una sorta di testimonianza archeologica del boom economico vissuto dall'Italia nel Dopoguerra.

A Consonno, in provincia di Lecco, si trova ciò che resta di quella che si prefiggeva diventare una Las Vegas della Brianza.

Una città dei divertimenti creata negli anni '60 da Mario Bagno, un imprenditore che voleva fare di Consonno l'epicentro dei divertimenti del Nord Italia. Oltre ad hotel, balere, negozi, ristoranti e altri edifici bizzarri, Bagno voleva costruire anche un circuito di Formula 1.

La crisi degli anni '70 e una frana, che nel 1976 bloccò la strada di accesso al paese, misero però fine ai sogni dell'eccentrico imprenditore e Consonno, malgrado i tentativi di rilancio, si trasformò pian piano in un villaggio fantasma.


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