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paesaggio innevato

Oggi in Svizzera

Care lettrici e cari lettori, 

Il Natale si avvicina a grandi passi e la neve in queste ore è caduta fino in pianura in diverse regioni della Svizzera. Natale vuole però dire anche regali e stando a un sondaggio tra 515 consumatori e consumatrici confederati, in media il budget consacrato a questa voce di spesa ammonta a 334 franchi.

Rispetto all'anno precedente, la somma è in crescita del 2%. Da rilevare che gli uomini spendono un po' più delle donne: 351 franchi contro 320.

Considerando solo il valore del regalo, il denaro e i buoni acquisto arrivano in testa, con 45 franchi. Al secondo posto figurano vestiti e giocattoli (41 franchi ognuno), seguiti da cosmetici (36), generi alimentari (30), gioielli (29) e libri (21).

Ma adesso la smetto di farvi pressioni inutili con i regali e vi lascio alle notizie del giorno.


ignazio cassis attorniato da giornalisti
Keystone / Peter Klaunzer

Dopo 24 anni, un italofono è eletto presidente della Confederazione: il ministro degli affari esteri Ignazio Cassis subentrerà dal primo gennaio a Guy Parmelin.

È un rituale che continua immutabile dalla nascita dello Stato federale nel 1848: durante la sessione invernale, le due Camere del Parlamento riunite eleggono il consigliere federale chiamato ad assumere la presidenza della Confederazione per l’anno successivo.

Dalla fine del XIX secolo, la regola non scritta è quella del principio di rotazione: viene eletto presidente il consigliere federale in carica da più anni che non ha ancora ricoperto questo incarico o che non svolge questa funzione da più tempo. E un’altra regola non scritta è che l’elezione avviene in modo consensuale. In altre parole, non è mai successo che un consigliere federale non venisse eletto.

Il Parlamento può però manifestare il sostegno al futuro presidente attribuendogli più o meno voti. E in questo senso, l’elezione di Ignazio Cassis non è stata delle più brillanti: il ticinese ha ricevuto 156 voti su 197 schede valide. A titolo di paragone, un anno fa Guy Parmelin ne aveva raccolti 188.

ufficio vuoto
© Keystone / Gaetan Bally

Il mercato immobiliare degli uffici resiste meglio del previsto. È quanto emerge da uno studio del Credit Suisse.

Si temeva che la pandemia di coronavirus e la diffusione del telelavoro potessero infierire un duro colpo al mercato degli uffici in Svizzera. Finora, così non è stato, anche se vi sono differenze regionali importanti.

“Mentre a Londra o a New York le offerte di superfici pubblicate in seguito alla pandemia da COVID-19 sono aumentate vertiginosamente, in Svizzera l’offerta di uffici alla fine del secondo trimestre 2021 ha registrato solo un aumento moderato rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, passando dal 5,5% al 5,8%“, si legge nel comunicato della banca.

A medio termine, la domanda risentirà probabilmente con più vigore del fatto che sempre più aziende permettono ai loro collaboratori di lavorare parzialmente da casa. Gli economisti di Credit Suisse prevedono una diminuzione del fabbisogno di superfici a uso ufficio di circa il 15%. Sul lungo termine, però, la domanda è destinata verosimilmente di nuovo a salire.

Olaf Scholz e angela merkel
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Il nuovo corso della politica tedesca, con l’insediamento mercoledì del socialdemocratico Olaf Scholz, trova ampia eco anche in Svizzera, che ha proprio nella Germania il suo principale partner commerciale.

Dopo 16 anni, Angela Merkel ha ceduto lo scettro della cancelleria ad Olaf Scholz e alla sua cosiddetta coalizione ‘semaforo’. Una prima per la Germania, che mai in passato era stata governata da un’alleanza tra socialdemocratici, verdi e liberali.

Questa nuova era suscita un notevole interesse anche nella Confederazione. La Germania rappresenta infatti il principale Paese destinatario delle esportazioni svizzere e il primo fornitore. Inoltre, quella tedesca è la seconda comunità straniera in Svizzera dopo quella italiana.

Se Angela Merkel è stata una “buona amica” della Svizzera, come scritto in quest’articolo dall’ex consigliere federale Johann Schneider-Ammann, cosa succederà con Olaf Scholz e la ministra degli esteri Annalena Baerbock? La Germania continuerà ad essere ben disposta nei confronti della Confederazione, in particolare per quanto concerne la questione europea? Domande a cui per il momento è impossibile dare una risposta

partenone con luna piena
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Convocato dal presidente statunitense Joe Biden, giovedì e venerdì si terrà il Vertice della democrazia. Un evento organizzato in modo virtuale durante il quale la Svizzera vuole fare conoscere più ampiamente la sua esperienza.

Il Summit for democracy riunisce esponenti di Governo ed esperti di oltre cento Paesi, in rappresentanza delle Americhe, dell’Europa, dell’Asia e dell’Africa. Il vertice si concentrerà sulle tre aree tematiche della difesa contro l’autoritarismo, la lotta contro la corruzione e la promozione dei diritti umani.

Tra i partecipanti, vi sarà anche il presidente della Confederazione Guy Parmelin. “La Svizzera – afferma Simon Geissbühler, ambasciatore e responsabile della Divisione pace e diritti umani del Dipartimento federale degli affari esteri – non vuole essere semplicemente un accessorio del vertice di Biden. Il summit ci dà un nuovo impulso per condividere le nostre precedenti esperienze nel settore e contribuire in modo costruttivo e credibile grazie al nostro modello e al nostro know-how”.

L’obiettivo della Svizzera non è tanto quello di fare la promozione dei diritti popolari vigenti nel Paese, quanto piuttosto di presentare alcuni valori e istituzioni alla base di ogni sistema democratico solido: diritti umani, risoluzione dei conflitti, Stato di diritto, protezione delle minoranze, decentralizzazione e co-determinazione locale.

  • L’articolo sul vertice del mio collega Renat Künzi.
  • Il focus di swissinfo.ch sui sistemi democratici nel mondo.

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