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"Racket di Stato" sugli eritrei in Svizzera

Il "pizzo" sarebbe estorto a tutti, anche chi è in assistenza

Il "pizzo" sarebbe estorto a tutti, anche chi è in assistenza

(©Ti-Press/Archivio)

Tassa illegale incassata dal consolato di Ginevra a sostegno del regime militare. Ritorsioni su familiari in patria per chi non paga

Il regime di Asmara riscuoterebbe illegalmente una tassa che ogni cittadino eritreo in Svizzera, dal libero professionista al richiedente l'asilo, sarebbe tenuto a pagare. Secondo quanto scrive il quotidiano bellinzonese la RegioneTicino l'importo, corrispondente al 2% delle entrate annuali di ogni individuo del paese del Corno d'Africa, sarebbe incassato dal consolato di Ginevra e il pagamento sarebbe obbligatorio: chi non lo fa, rischia di subire ritorsioni su familiari e beni in patria e si vede privato dei servizi consolari.

La tassa "sembra un'estorsione", si legge sul giornale ed è paragonata al "pizzo" mafioso. L'organizzazione attraverso cui avviene l'incasso è definita il "racket eritreo". Il sistema di controllo avverrebbe infatti attraverso delle "spie disseminate in ogni cantone, anche in Ticino, che segnalano chi arriva e chi non paga. Persone fidate messe in punti chiave, spesso insospettabili traduttori che lavorano per le ignare autorità elvetiche (polizia, immigrazione, sanità)".

Ma la tassa annuale del 2% non è l'unica richiesta delle esose autorità di Asmara ai suoi cittadini all'estero. Gli eritrei si vedono recapitare a casa continuamente bollettini di pagamento in favore dei mariti o degli orfani, soldi che verosimilmente finiscono poi verso altri lidi, come indicano testimoni che vivono in Ticino.

Il fatto poi che una cospicua quota di eritrei presente in Svizzera sia a beneficio dell'assistenza pubblica, sottolineano organizzazioni a sostegno dei profughi africani, rende in un certo senso complice l'ignaro contribuente elvetico che con le sue imposte finisce per finanziare il regime dittatoriale di Asmara. Per questo motivo viene chiesto un intervento anche di Berna per porre fine a una pratica illegale, coordinata dal consolato a Ginevra. E che per assurdo si trovano a pagare pure i rifugiati scappati dal regime militare eritreo.

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