Salari e assenze: i record dei parlamentari italiani

Niccolò Ghedini, assente al 99,5% delle sedute del Senato: "Importante è incidere qualitativamente sulla vita politica del Paese"

Niccolò Ghedini, assente al 99,5% delle sedute del Senato: "Importante è incidere qualitativamente sulla vita politica del Paese"

(ANSA)

Una volta lo intercettai anch'io davanti a Montecitorio - pratica ormai consolidata per i parlamentari che vogliono farsi intervistare, ma comoda anche per i giornalisti un po' a vuoto di idee. Tra l'altro gli chiesi che ne pensasse di un gruppo di lavoratori che protestava davanti alla Camera. "Che vadano a lavorare", replicò impassibile. Il fatto è che si trattava in gran parte di disoccupati, mentre gli altri avrebbero perso un giorno di salario. Niccolò Ghedini è così. Il potente avvocato storico di Berlusconi, fuori dalle Aule di giustizia non predilige la tattica. Preferisce essere brutalmente diretto.

Così, di fronte all'ultima classifica sulle presenze-assenze dei parlamentari italiani, che lo vede all'ultimo posto in quanto a "lavoro" come rappresentante del popolo, risponde: "E allora? Tra quei banchi si fa solo fiction". Lui è assente per il 99,5 per cento delle sedute al Senato, che in quote di presenza significa lo 0,8 per cento". Davvero pochino, anche se si tenesse conto del lavoro portato a casa e delle visite al proprio "collegio" elettorale (pratica, per quanto lo riguarda, mai documentata dalla stampa nazionale).

Ma così, onorevole Ghedini, non tradisce il suo mandato? Altre categoriche risposte: "Idea malsana della democrazia, importante è come si incide sulla qualità politica del paese, e poi Berlusconi, d'accordo col capogruppo di Forza Italia, mi ha esentato dal partecipare ogni giorno ai lavori parlamentari". Già, forse perché l'ex cavaliere ha molto bisogno di lui, viste le innumerevoli inchieste che lo riguardano. Adamantino, il legale di casa Arcore, fino alla provocazione.

Però il suo salario di parlamentare lo intasca comunque. E si sa che lo stipendio dei parlamentari a Roma è nettamente il più alto d'Europa. La casta… costa. Negli ultimi anni c'è stata una cascata di statistiche a confermarlo, il costo complessivo delle due Camere è diminuito di 300 milioni, ma la busta paga degli eletti è rimasta praticamente intonsa. L'ultimo studio dell'Economist, basato su calcoli del Fondo Monetario Internazionale, assicura che fra stipendio di base, indennità di vario genere, gettone di presenza nelle Commissioni, servizi pubblici gratuiti (treno in prima classe, aereo sui cieli nazionali, autostrade senza pedaggio, eccetera eccetera eccetera) il parlamentare italiano si porta a casa 18 mila euro lordi al mese. Per loro, persino il trasferimento da e per un aeroporto è gratuito. Mentre occorre aggiungere i vitalizi, che vanno ad aggiungersi alla normale pensione.

Sostiene una nota di Montecitorio: "Raffronti col resto d'Europa improponibili", soprattutto a causa dei rispettivi sistemi fiscali, per cui il reddito netto del parlamentare italiano viene quasi dimezzato.

Ma anche così, il vantaggio rimane più che significativo. In media, i politici che entrano in Senato e in Parlamento guadagnano in media il 6,5 per cento in più degli elettori. Matteo Renzi, che parlamentare non è, guadagna meno dei suoi parlamentari, fermandosi a 12.000 lordi mensili.

In quanto, poi, all'indice di produttività, Stachanov (l'eroe sovietico del lavoro) non è proprio popolarissimo fra i rappresentanti italiani del popolo. Ultimo dato conosciuto, quello del 2015: anno in cui l'aula della Camera ha lavorato 20,71 ore a settimana, e per il Senato si scende addirittura a 12,59 ore.

Costo dei politici, salari della casta, assenteismo dei parlamentari, scesa produttività delle Camere. Un "combinato" di cui si torna a parlare dopo che i Cinque stelle hanno presentato un progetto di legge per dimezzare i salari degli eletti, e Renzi (forte del fatto che i meno assentisti sono quelli del PD) ha replicato proponendo invece uno stipendio legato alle presenze in aula (con un accenno al 37 per cento di presenze del pentastellato Di Maio). L'ennesima polemica. Fa comodo in vista del fatidico referendum del 4 dicembre. E dal 5, verosimilmente, tutto come prima.

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