Hypercorsivo Povera Italia (lo dicono i numeri)


Di Massimo Donelli


Renzi e il referendum

Renzi e il referendum

(keystone)

Come è messa l'Italia?

Se volete una risposta onesta, evitate di chiederlo a chi si sta scannando sul voto referendario del prossimo 4 dicembreexternal link: vi sommergerebbe di parole.

Meglio - molto meglio- affidarsi ai numeri.

Perché i numeri parlano chiaro.

Anzi, chiarissimo.

E dicono, purtroppo, che l'Italia è messa male.

Anzi, malissimo.

Da qualunque verso si voglia esaminarla.

Prendete il caso, davvero emblematico,external link de Il Sole 24 Oreexternal link, celeberrimo quotidiano economico-finanziario che appartiene a Confindustriaexternal link, ossia all'associazione degli imprenditori.

Il giornale, quotato alla Borsa italianaexternal link, nei primi sei mesi del 2016 ha perso 49,8 milioni di euro.

La Procura della Repubblica ha aperto un'indagine penaleexternal link, ipotizzando il falso in bilancioexternal link.

E mercoledì 19 ottobre la Guardia di Finanzaexternal link, su richiesta della Consobexternal link (Commissione nazionale per le società e la borsa), ha ispezionato gli uffici amministrativiexternal link a caccia di documenti che spieghino cause e responsabilità del disastro.

Un disastro dall'alto valore simbolico.

Perché rivela lo stato di crisi in cui versa il sistema imprenditoriale italiano.

E per le dinamiche di scontro che ha generato tra direttore e redazioneexternal link nonchè tra gli uomini di vertice in Confindustria.

Dove, da giorni, come si usa dire, stanno volando gli stracciexternal link.

Non va meglio alle bancheexternal link.

Mpsexternal link è ancora in coma profondo, schiacciato da una montagna di crediti difficilmente esigibiliexternal link.

Unicreditexternal link potrebbe tagliare fino a 6.000 posti di lavoroexternal link.

E non avrete certo dimenticato che cosa è successo a Banca Entruria, Veneto Banca, Banca Marche, Carichieti e Cassa di risparmio di Ferraraexternal link, un dramma tragicomicamente rappresentato a luglio sulla copertina del settimanale britannico The Economistexternal link (Matteo Renziexternal link alla guida di un pullman tricolore con le ruote posteriori penzolanti nel baratro…).

Quanto ai conti pubblici, presto detto: sono peggio del previstoexternal link.

Male il Prodotto interno lordoexternal link (Pil) del 2015, certifica l'Istatexternal link.

Doveva essere +0,8, si attesterà a +0,7, il risultato più basso d'Europaexternal link (Francia +1,2; Germania +1,5; Regno Unito +2,2).

Non basta.

Pochi giorni orsono si è saputo che ben il 12% del Pil 2014 è stato generato dall'economia sommersaexternal link (stiamo parlando di 194,4 miliardi!).

Ossia dalle imprese che evadono il fisco e pagano i lavoratori in nero.

C'è di peggio.

Un altro 1%, infatti, lo si deve ad attività che l'Istat definisce, tout courtexternal link, "illegali".

Totale: 211 miliardi di euro fuori dal controllo dello Stato (erano 203 del 2011).

Su un tale drammatico sfondo e in attesa di sapere che cosa dirà l'Unione europeaexternal link della manovraexternal link di bilancio, aumenta la povertàexternal link.

Quest'anno la Caritasexternal link, per la prima volta, ha registrato più italiani nei centri di ascolto del Sud che stranieri: 66,6% contro il 57,2% (dato nazionale).

Età media di chi chiede aiuto: 44 anni.

Motivi: povertà economica (76,9%), disagio occupazionale (57,2%), problemi abitativi (25%) e familiari (13%).

Mica è finita.

Un'ulteriore prova della condizione critica del Paese arriva dall'emigrazioneexternal link.

Secondo il rapportoexternal link della Fondazione Migrantesexternal link, sono 107.529 gli italiani espatriati nel 2015, in gran parte lombardi (20.088) e veneti (10.374).

Quel che è più grave, se ne sono andati soprattutto i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%).

Un esodo che si spiega con altri dati, impietosi: quelli relativi al mercato del lavoroexternal link.

Il tasso di disoccupazione è sempre fermo lì, all'11,4%.

Mentre da gennaio ad agosto 2016 le assunzioni sono calate dell'8,5% e i contratti a tempo indeterminato sono stati 800 mila (contro 1,2 milioni nei primi otto mesi del 2015); inferiori, quindi, anche all'analogo periodo del 2014.

Al contrario continuano a crescere i voucherexternal link, destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio nonché simbolo massimo del precariatoexternal link: +35,9% rispetto al 2015, che pure aveva visto, rispetto al 2014, una crescita del 71,3%.

Non solo.

In due anni i licenziamenti sono passati da 35 a 46 mila (+31%), di cui 10 mila proprio negli ultimi 12 mesi.

A indicare che se il Paese ha la febbre, ebbene la febbre sta salendo vertiginosamente.

Rimanendo in tema di lavoro, appare decisamente allarmante l'avvio dell'anno scolasticoexternal link.

Come nel caso del Jobs Actexternal link, infatti, anche in quello della Buona scuolaexternal link la riforma sembra non aver portato frutti.

A un mese dall'inizio delle lezioni sarebbero almeno 20 mila le cattedre ancora da assegnare (proprio qui lo avevamo tristemente previstoexternal link).

Ed è particolarmente grave la situazione relativa agli insegnanti di sostegnoexternal link: da una parte, i posti sono coperti da docenti non specializzati; dall'altra, in molte zone gli abilitati sono disoccupati…

Insomma, il caos.

Ciliegina finale sulla torta (si fa per dire) il raffronto tra Spagna e Italiaexternal link.

Che risulta impietoso per Roma.

Numeri (anche qui) alla mano, Madrid, pur fra mille tormenti politici ed elettorali, è riuscita a far meglio, molto meglio.

E oggi vede la luce in fondo al tunnel della crisi.

Complimenti, non c'è che dire.

E beati loro.

Conclusione…

Chiedo scusa per avervi annoiato con cifre e percentuali.

Perché l'ho fatto?

Non so voi, ma io avevo (ho) la nausea per le tante, troppe parole (specie in tvexternal link) di questa lunga campagna referendaria.

E sentivo (sento) il bisogno di superare la nebbia del bla-bla-bla con i numeri.

Per fare chiarezza.

Per andare sul concreto.

Spiacente di avervi dato, così facendo, cattive notizie.

Ma, se non altro, queste sono vere e documentate.

Purtroppo, aggiungo.

E mi fermo.

Per non finire anch'io intruppato nell'esercito dei parolai…

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