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Hypercorsivo


75 milioni di euro? Meritati!


Di Massimo Donelli


Bernardo Caprotti in un'immagine d'archivio

Bernardo Caprotti in un'immagine d'archivio

(keystone)

Come dice l'adagio?

"Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande donna".

Grande verità.

Chi l'ha enunciata?

Pare (non è sicuro) Virginia Woolf (1882-1941), controversa scrittrice londinese.

Vorrei parafrasarla.

Così: "Dietro ogni grande uomo c'è sempre una grande segretaria".

Prendete Germana Chiodi, 67 anni.

Entrata in Esselunga nel 1968, per mezzo secolo (a voler essere pignoli, 48 anni) è stata la segretaria di Bernardo Caprotti (1925-2016), re indiscusso della grande distribuzione italiana, uomo geniale e controccorrente, a detta di tutti un "caratteraccio".

Ebbene, come ha raccontato a la Repubblica, Germana ha dedicato l'intera sua esistenza al "dottore" (lo chiama rispettosamente così anche post mortem).

Almeno 9-10 ore al giorno di lavoro.

Tanti sabati in azienda.

Sempre reperibile.

Una fedeltà che Caprotti ha premiato in vita, staccandole un assegno da 10 milioni di euro; e ha consacrato nel testamento, lasciandole metà delle sue personali disponibilità: 75 milioni di euro.

Sì, avete letto bene: il totale fa 85 milioni di euro, una cifra da Superenalotto.

Esagerazione?

Riflettete…

Quanto ha pesato la presenza attiva di Germana nella vita di Bernardo e nel successo di Esselunga?

Tanto, tantissimo.

Segretaria, assistente, consigliera, sentinella, custode dei segreti privati e professionali, la signora Chiodi ha attraversato la seconda parte del Novecento e questo inizio del terzo millennio sempre a fianco del capo.

Tanto che - narrano – quando Bernardo è rimasto a casa per una grave frattura (aprile 2013), ha preso in mano lei le redini di Esselunga.

Senza che nessuno, peraltro, si meravigliasse.

Anche oggi, d'altra parte, pur essendo pensionata e formalmente consulente, Germana passa le giornate a Pioltello nel quartier generale dell'azienda.

Un caso unico?

Per le dimensioni del lascito, probabilmente sì.

Almeno in Italia.

Ma per il talento professionale e la dedizione al capo no.

Ci sono altri illustri esempi.

Marinella Brambilla, per dire.

Nel 1980, all'età di 16 anni, è diventata la segretaria di Silvio Berlusconi.

E, fino a quando è rimasta al suo fianco (2014), ne ha condiviso, istante per istante, tutta la parabola esistenziale, imprenditoriale e politica.

"Instancabile, riservatissima, risoluta, imperturbabile", come ha scritto l'Ansa, Marinella non ha mai lasciato in sospeso nessuno: "Sì" oppure "No", tutti hanno avuto una risposta.

E a tutti è arrivata la sua telefonata in risposta agli auguri natalizi.

Una macchina da guerra.

Come Iside Frigerio, ombra, per un tempo infinito, di Indro Montanelli.

Lasciamo la parola al grande Indro: "Inutiledire che nei panni direttoriali mi trovavo malissimo. Io che per tanti anni avevo snobbato la comoda poltrona di direttore del «Corriere», mi ritrovai , catapultato su quella scomodissima del «Giornale», a capo d'un'impresa che sembrava disperata. Per fortuna avevo accanto un condirettore geniale e mai a corto d'inventiva come Bettiza, un uomo di macchina esperto e tenace come il caporedattore Leopoldo Sofisti, e una straordinaria segretaria di redazione, Iside Frigerio, che abbandonò il «Corriere» per seguirmi e poi rimase sempre al mio fianco".

Capito?

Un gigante del giornalismo rievoca, nero su bianco, il passaggio storico della sua carriera e cita, come figura indispensabile per la riuscita dell'impresa, la segretaria.

Serve aggiungere altro?

Poi (anzi, prima di tutte) c'è Vincenza Enea (1917-1999), per quarant'anni al fianco di Giulio Andreotti.

Dotata, come lui, di una memoria prodigiosa, aveva lavorato giovanissima al Minculpop (il fascistissimo Ministero della cultura popolare) e, in seguito, aderito alla Repubblica di Salò.

Custode dell'archivio e di chissà quanti segreti, unica persona al mondo capace di decifrare la grafia impossibile del "Divo", Vincenza è stata rapita dall'Alzheimer, che ha cancellato di colpo ogni ricordo.

Un finale di vita in perfetta sintonia con l'alone di mistero che ha accompagnato il percorso del mitico, impenetrabile Giulio.

Fermiamoci qui.

Quattro grandi personaggi.

Quattro grandi donne.

Un poker di mini-racconti per rendere omaggio a tutte le segretarie.

Che fanno un mestiere difficile e faticoso.

Lo fanno senza avere orizzonti di carriera, con abnegazione, capaci di custodire segreti, anticipare richieste, prevenire incidenti, vigilare sul capo e magari anche sulla sua famiglia, rinunciando in parte (talvolta in tutto) alla vita privata.

Perché il capo viene prima.

E non c'è neanche bisogno di dirlo.

Esagerate?

Agli occhi di qualcuno forse.

E immagino che quanto precede non piacerà alle pure e dure del femmismo.

Mi auguro solo che, dopo aver letto queste righe, nessuno pensi più che gli 85 milioni di Germana siano un dono piovuto dal cielo, ma, semmai, un giusto premio.

W le segretarie!

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