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Falsi permessi, salgono a nove gli indagati

Altre tre persone sono finite sotto inchiesta, nell’ambito dello scandalo dei permessi falsi che ha travolto l’Ufficio della migrazione in Ticino. Si tratta di due funzionari del Dipartimento delle istituzioni, un 24enne e una 49enne svizzeri fermati e interrogati lunedì, e un 44enne non dipendente dello Stato.

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Il giovane funzionario, hanno reso noto martedì la Polizia cantonale e il Ministero pubblico, lavora al nuovo ‘contact center’ dell’Ufficio esecuzioni di Faido, mentre la donna all’Ufficio migrazioni a Bellinzona. Entrambi sono stati denunciati a piede libero. L’ipotesi di reato è violazione del segreto d’ufficio.

Nei confronti del 44enne, che ha doppia cittadinanza svizzere e italiana, è stata promossa l’accusa di ripetuta istigazione alla violazione del segreto d’ufficio.

Negli scorsi giorni, nell’ambito dell’inchiesta, erano state arrestate sei persone. Il numero degli indagati sale dunque a nove.

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Vendita illegale in Ticino di permessi di dimora

Questo contenuto è stato pubblicato al Le manette sono scattate martedì grazie alla segnalazione alla magistratura da parte della Sezione della popolazione, la stessa che normalmente rilascia legalmente i permessi. Si tratta di un 25enne, già titolare di un’impresa di costruzione di Bellinzona ora in liquidazione, di un 27enne, di un 28enne impiegato dello Stato e una 28enne ex impiegata dell’Ufficio…

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Il presidente del governo Paolo Beltraminelli, martedì davanti alla stampa, ha annunciato un audit che farà luce sulle procedure dell’Ufficio. Sarà inoltre costituito un gruppo di lavoro interno all’Amministrazione cantonale, incaricato di individuare i settori sensibili e valutare l’efficacia delle misure di controllo esistenti.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, in riferimento all’ipotesi di reato per i due funzionari, ha parlato di “fatto non tollerabile perché avvenuto a margine di un’inchiesta penale” e “perché questi atti fanno perdere la fiducia nelle istituzioni”. Gobbi ha assicurato che gli abusi comprovati saranno trattati con la dovuta “fermezza e severità”.

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