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Scale di risalita Via libera ai pesci dall'Adriatico al Ceresio

Il corridoio fluviale di oltre 500 chilometri che dal Mare Adriatico porta al Lago di Lugano è di nuovo interamente percorribile dai pesci. Una scala di risalita -l'ultima di cinque realizzate sui fiumi Po, Ticino e Tresa- sarà inaugurata venerdì a Isola Serafini, tra Cremona e Piacenza. L'aggiramento delle dighe permetterà alle specie ittiche di meglio colonizzare gli spazi, a vantaggio della biodiversità e della pesca. A beneficiarne più di tutti sarà l’anguilla: l’assenza di ostacoli le permetterà di completare il ciclo di vita, interrotto su questo corso d’acqua dal 1962.

Dai laghi ticinesi al mare Adriatico, e da lì ai mari del mondo. Mentre le imbarcazioni ritrovano la navigabilità di questa via d'acquaLink esterno, ai pesci è restituita la possibilità di risalirla.

Negli ultimi dieci anni, cinque apposite 'scale' sono state realizzate in corrispondenza degli sbarramenti di Porto della Torre e Panperduto (fiume Ticino), a Lavena e a Creva (fiume Tresa) e infine sui due rami del Po toccati dalla centrale idroelettrica di Isola Serafini.

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Non sono poche, le specie ittiche interessate ai passaggi: storione, cheppia, cefalo calamita. Ma il pesce simbolo di questa riapertura è l'anguilla, che con l'aggiramento dell'ultimo ostacolo -ci spiega Tiziano Putelli, dell'Ufficio caccia e pesca del cantone Ticino- potrà tornare a completare il suo ciclo vitale.

Ritorno di un pesce un tempo molto comune

L'anguilla “nasce nel mare, migra nelle acque dolci attraverso i corsi d'acqua europei, e una volta raggiunta la maturità sessuale per istinto ridiscende verso il mare per andare a riprodursi nel Mare dei Sargassi”.

Il suo ritorno è il primo risultato atteso nei corsi d'acqua e nei laghi ticinesi. “Oggi ha raggiunto delle densità talmente deboli da precluderne la sostenibilità di pesca, che quindi è stata chiusa. Fino a pochi decenni fa, sulla Tresa, c'erano famiglie che vivevano solo di pesca all'anguilla”.

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Popolazioni ittiche più stabili

La libertà di movimento per i pesci, osserva Putelli, è importante anche alla luce del riscaldamento climatico: “Ci sono specie che non resistono alle temperature elevate e devono spostarsi per trovare zone più profonde, fresche e ossigenate, o di migrare verso monte”.

Una migliore colonizzazione degli spazi significa popolazioni di pesci più stabili che, unite alla garanzia di un minimo di riproduzione, potranno garantire una pesca sostenibile e biodiversità.

Pesce siluro, sorvegliato speciale

Le scale di risalita sono serie di vasche collegate tra loro [cfr. video]. Gli impianti realizzati su Po, Ticino e Tresa comprendono un passaggio obbligato dotato di vetrata per osservare il passaggio dei pesci.

Un'architettura che permetterà tra l'altro di monitorare la reale mobilità del pesce siluro, possente e vorace specie introdotta nel Po attraversi i laghetti di pesca sportiva. “A Isola Serafini sarà posata una gabbia predisposta per trattenere i pesci”, spiega Putelli. “È chiaro che una specie come il siluro non può essere debellata così, ma si potranno almeno effettuare azioni di contenimento e sfoltimento”.

Il progetto di ripristino del corridoio fluviale

La scala è stata realizzata nell'ambito del progetto “Life ConfluPoLink esterno”, che può contare su un budget di poco più di 7 milioni di euro, versati per metà dall'Ue e per l'altra dai partner, tra i quali le regioni Lombardia ed Emilia Romagna e l'Agenzia interregionale per il fiume Po.

Il progetto, riporta il Corriere della Sera, comprende il ripopolamento e il monitoraggio di alcune specie in collaborazione col Parco del Ticino, che ha cresciuto –negli incubatori a Cassolnovo- oltre tremila storioni che saranno ora liberati. Saranno dotati di microchip e alcuni avranno anche un radiotrasmettitore per segnalarne il passaggio a speciali boe e seguirne il viaggio.

Il passaggio di Isola Serafini, che si trova a circa 300 chilometri dalla foce, permette, a oltre 50 anni dalla costruzione della centrale idroelettrica, di riconnettere al Mare Adriatico almeno altri 100 chilometri a monte della diga lungo il corso principale del Po, nonché il reticolo idrografico che si estende per oltre 70 mila chilometri quadrati e comprende il Ticino sino al Lago Maggiore e al Lago di Lugano.



 

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