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Moda Borsalino, il re dei cappelli rilanciato da due ginevrini

Dopo il fallimento pronunciato nel 2017, la famosa manifattura di Alessandria è stata ripresa da due imprenditori svizzeri.

cappelli esposti

Nuovi look per i cappelli Borsalino, esposti nella boutique di Milano.

(Keystone)

Cosa hanno in comune Humphrey Bogart, Alain Delon, Mussolini, Al Capone, Churchill, Edoardo VIII e addirittura un santo, Giovanni XXIII? La risposta è troppo facile: il cappello. Non un normale copricapo, naturalmente, ma il famoso Borsalino.

Fondata nel 1857 ad Alessandria da Giuseppe Borsalino, la manifattura ha il suo momento di gloria tra l'inizio del XX secolo e gli anni '50. Alla vigilia della Prima guerra mondiale, dallo stabilimento piemontese escono oltre 2 milioni di cappelli all'anno e la fabbrica dà lavoro a migliaia di persone.

Grazie soprattutto alle star di Hollywood e ad altri personaggi meno raccomandabili, il cappello, prodotto usando pelo di coniglio australiano, diventa una vera e propria icona della moda.

humphrey bogart e Ingrid Bergman

Uno dei testimonial più famosi del cappello Borsalino: Humphrey Bogart assieme a Ingrid Bergman in uno dei grandi classici del cinema, "Casablanca".

(Keystone)

Dai primi anni '50, la vendita di cappelli inizia però a regredire e la Borsalino pian piano si ridimensiona. Alla fine degli anni '80, l'ultimo patron discendente della storica famiglia vende l'azienda. Nel decennio successivo, il marchio passa di mano in mano fino ad essere acquistato da Marco Marenco.

L'impresario astigiano non riesce però a dare nuovo smalto all'azienda, anzi la trascina nel baratro della bancarotta in cui fa sprofondare il suo impero. Arrestato nel 2015 a Lugano, Marenco è condannato l'anno successivo a cinque anni di carcere dalla giustizia italiana per tutta una serie di reati, tra cui bancarotta fraudolenta e truffa.

Tramite il loro fondo di investimento, due imprenditori ginevrini – Philippe Camperio e Edouard Burrus – si fanno allora avanti per rilevare la Borsalino, sommersa dai debiti. Dopo una lunga battaglia, che ha per teatro soprattutto i tribunali, e il fallimento dell'azienda pronunciato nel dicembre 2017, nell'agosto 2018 i due svizzeri riescono finalmente ad acquisire il marchio. Per rilanciarlo, hanno sborsato finora una cinquantina di milioni. L'investimento sembra dare i risultati sperati. Secondo Edouard Burrus, il fatturato è aumentato del 20%.

Il reportage della trasmissione Toutes Taxes ComprisesLink esterno della Radiotelevisione svizzera di lingua francese:

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