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Agricoltura e pandemia L’Agro Pontino combattuto tra diritto alla salute e sussistenza

Il distretto agricolo più importante del Centro Italia riesce a garantire gli approvvigionamenti alimentari primari e non solo, nonostante le difficoltà provocate dalla pandemia. Nella provincia di Latina la comunità di braccianti indiani originari del Punjab, rischiando in prima linea il contagio nelle terre e nelle industrie agroalimentari, riesce a far fronte al fabbisogno di forza lavoro per rifornire il mercato ortofrutticolo del limitrofo comune di Fondi che si trova in zona rossa e opera a regime ridotto con controlli a tappeto.

Fondi è una piccola cittadina a sud nel Lazio in cui confluiscono la maggior parte dei prodotti alimentari dell’Agro Pontino. Ospita uno tra i più grandi mercati ortofrutticoli d’Europa che con oltre 4'000 aziende agricole, secondo l’associazione degli imprenditori Coldiretti, è centrale per gli approvvigionamenti alimentari della popolazione italiana.

Il mercato di Fondi è attualmente zona rossa, sorvegliato speciale presidiato da esercito, protezione civile e Croce Rossa con termo scanner per il rilevamento della temperatura corporea all’ingresso. Nella cittadina è stato domato un focolaio del virus che ha lasciato un bilancio di due vittime e una scia di contagiati. La paura che altri contagi possano diffondersi nelle filiere alimentari è tanta. Fondi, come tutto l’Agro Pontino è al bivio tra il diritto alla salute e alla sussistenza.

Braccianti indiani

Il distretto agricolo di Fondi, oltre alla propria sussistenza, ha anche responsabilità a livello nazionale. La pandemia ha generato una carenza di manodopera stagionale, nei prossimi mesi mancheranno 250 mila braccianti agricoli in tutto il paese. Carenza a cui l’Agro Pontino riesce a fare fronte grazie ai braccianti indiani della comunità Sikh che sono stanziali in quelle terre. Una comunità che vive di agricoltura, spesso sfruttata che da anni combatte per emergere dal lavoro nero e ottenere diritti.

Lavoratori in prima linea che nella pandemia rischiano, se tutto va bene e il virus li risparmia, di essere sfruttati ancora di più. ci spiega Fabio Ciconte direttore dell'associazione ambientalista Terra! Onlus.

“Il rischio nella fase 2 - dice Ciconte - è che ci sarà una spinta produttivista e che questa si farà sulle spalle sempre degli ultimi, dei lavoratori, con la logica di produrre il più possibile nel minor tempo possibile. E un segnale già lo abbiamo nel fatto che alcuni stanno proponendo la reintroduzione dei voucher in agricoltura (modalità di retribuzione per lavoro occasionale di tipo accessorio) che sarebbe una follia inutile che va proprio esattamente in questa direzione”.

“Abbiamo fatto una richiesta di regolarizzazione di immigrati per reperire forza lavoro - prosegue - lanciata da Terra! e FLAI CgilI, rilanciata da diverse realtà come Don Luigi Ciotti di Libera, da Roberto Saviano, da Actionaid, Oxfam, Caritas e via dicendo che la ministra dell’Agricoltura sembra voler accogliere, stiamo aspettando che la si faccia”.

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