ZH: droghe, sigarette e telefonini in carcere, condannato secondino
Un ex secondino del penitenziario Pöschwies di Regensdorf (ZH) è stato condannato a una pena detentiva di 24 mesi, sospesi con la condizionale, per aver introdotto nel carcere marijuana, hashish, cocaina e telefoni cellulari.
(Keystone-ATS) Il 64enne ha agito con la complicità di un detenuto serbo e della madre di quest’ultimo. Il Tribunale distrettuale di Dielsdorf (ZH) lo ha giudicato oggi colpevole di corruzione passiva, crimini commessi in banda e ripetute infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti. L’ex secondino dovrà inoltre restituire 4000 franchi allo Stato.
“Non conoscevo il contenuto”
Non si è trattato chiaramente solo di “hashish per consumo personale”, ha affermato il giudice motivando la sentenza. La quantità di droga e di cellulari trafugati dimostra che il legame tra gli imputati era stato concepito per durare nel tempo. “Lo dimostrano anche i messaggi nelle chat.”
“Ho ricevuto i pacchi e li ho consegnati”, aveva ammesso una settimana fa in aula l’imputato, sostenendo di essersi trovato coinvolto in qualcosa e di “non aver tirato in tempo il freno di emergenza”. L’ex agente di custodia ha inoltre sostenuto di essere stato solo un corriere e di non essere stato a conoscenza del contenuto di quei pacchi.
Il Ministero pubblico aveva chiesto per il 64enne una condanna a 36 mesi di prigione, di cui 12 da scontare.
Niente espulsione per la madre del detenuto
Oggi è stata condannata anche la madre 72enne del detenuto che si occupava della distribuzione all’interno del carcere. Era lei a procurare la merce, per lo più marijuana o hashish, all’esterno e a consegnarla al secondino per il trasporto.
Il tribunale le ha inflitto una pena detentiva di un anno e quattro mesi, pure sospesi con la condizionale. I giudici hanno rinunciato ad ordinare l’espulsione della donna dalla Svizzera. La cittadina serba vive da 44 anni in Svizzera, è malata e rappresenta un caso di rigore.
Meno fortuna ha avuto suo figlio, che si trova a Pöschwies per un omicidio. È stato condannato a un anno e quattro mesi, pena che dovrà scontare in aggiunta alla precedente condanna. Successivamente sarà espulso dalla Svizzera per cinque anni.
Il quarto imputato è stato assolto dalle accuse principali. Ha sì consegnato i pacchetti in carcere, ma non è stato possibile dimostrare che ne conoscesse realmente il contenuto. Per lui è stata fissata una pena pecuniaria di 100 aliquote da 50 franchi per aver guidato in stato di ebbrezza o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Le quattro sentenze non sono ancora definitive e possono ancora essere impugnate davanti all’istanza successiva.
Il procedimento penale era partito da una denuncia sporta da quello che è il più grande carcere chiuso della Svizzera (circa 400 detenuti). Nel luglio 2022 la polizia aveva effettuato una retata, durante la quale i quattro imputati sono stati arrestati in tre diversi Cantoni e posti in detenzione preventiva.