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WEF aperto da Guy Parmelin, minacce di Trump sullo sfondo

Keystone-SDA

Il presidente della Confederazione Guy Parmelin apre oggi il Forum economico mondiale (WEF) a Davos (GR) in un contesto teso.

(Keystone-ATS) Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha minacciato di imporre dazi aggiuntivi a otto Stati europei – Danimarca, Norvegia, Svezia, Francia, Germania, Olanda, Finlandia e Regno Unito – che si oppongono alle sue mire espansionistiche in Groenlandia.

Gli ambasciatori dell’Unione europea (Ue) hanno tenuto ieri a Bruxelles una riunione di emergenza a tal proposito e – secondo un portavoce del presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa – un vertice straordinario dei 27 si terrà giovedì sera sempre nella capitale belga.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha indicato che intende chiedere l’attivazione dello strumento anticoercizione dell’Ue in caso di nuovi dazi doganali americani. Questo strumento, la cui attuazione richiede la maggioranza qualificata dei Paesi dell’Unione europea, consente tra l’altro di congelare l’accesso ai mercati pubblici europei o di bloccare determinati investimenti.

Il discorso di Macron oggi a Davos, così come quello della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, sarà seguito con particolare attenzione. I due prenderanno la parola dopo Parmelin.

Sempre oggi dovrebbe intervenire al WEF anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky: la Ukraina House, la sede della missione di Kev nella località grigionese, ha pubblicizzato un intervento nel primo pomeriggio.

La Svizzera non è direttamente toccata dalle minacce dei dazi di Trump, anche se potrebbe subire danni collaterali. Il governo è per ora rimasto discreto sulle minacce riguardanti la Groenlandia.

Il compito principale del responsabile del Dipartimento federale dell’economia della formazione e della ricerca (DEFR) sarà soprattutto quello di assicurare la riduzione dei dazi doganali nei confronti della Svizzera decisa a novembre. Un accordo deve ancora essere formalmente adottato entro il 31 marzo.

Il mandato negoziale è pronto a Berna. Se anche gli americani sono pronti, i colloqui avranno luogo a Davos e potrebbero andare “molto rapidamente”, aveva dichiarato alla stampa Parmelin. Donald Trump è atteso domani a Davos.

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