WEF: Trump chiede la Groenlandia e attacca la Svizzera
Un'ora e venti di discorso, in cui - a volte anche ripetendosi - Trump ha espresso lodi alla sua politica economica interna e critiche al resto del mondo, dalla Cina alla Danimarca e alla Groenlandia, passando da Macron a Keller-Sutter, senza dimenticare la Nato.
(Keystone-ATS) Il presidente americano non ha mancato di citare direttamente la Confederazione: “La Svizzera produce splendidi orologi, ma ha un enorme deficit nei nostri confronti di 41 miliardi. Quindi ho applicato dei dazi al 30%. Quindi mi ha chiamato la prima ministra (l’allora presidente della Confederazione Karin Keller-Sutter, ndr.) o qualcosa del genere, dicendomi ‘Siamo un piccolo paese, non può farci questo’. È stato un colloquio aggressivo e quindi poi ho messo i dazi al 39%. Avrei anche potuto salire al 70%, ma non volevo portare la Svizzera in una crisi economica. Senza di noi la Svizzera non sarebbe la Svizzera. Ciò perché noi non addebitiamo alcun costo”.
Trump ha lodato la sua politica delle tariffe doganali. “In un anno abbiamo praticamente eliminato l’inflazione e l’economia Usa è in pieno boom ed è il motore dell’economia mondiale. L’inflazione di fondo (core inflation) negli ultimi tre mesi è stata dell’1,6% e la crescita del quarto trimestre è stimata al 5,4%, molto più di quanto previsto. I dazi servono a far pagare quei paesi che ci hanno danneggiato e grazie a essi abbiamo già incassato centinaia di miliardi di dollari. Per anni tutti hanno approfittato degli Stati Uniti”.
La Nato è invece stata oggetto di critiche da parte di Trump anche per i pochi investimenti effettuati dai paesi europei: “Gli Stati Uniti pagavano praticamente il 100% della Nato. E io ho fermato tutto questo. Ho detto ‘Non è giusto’ e ora i membri stanno contribuendo con il 5%” del pil.
La questione forse più attesa, nonché la più attuale, era però quella della Groenlandia, chiamata tuttavia numerose volte “Islanda”. Al proposito il presidente degli Stati Uniti ha richiesto “negoziati immediati”, assicurando di “non voler usare la forza”. Secondo Trump “dopo la seconda guerra mondiale abbiamo commesso un errore restituendo a Danimarca e Groenlandia quel territorio. Ora ciò che chiediamo è di ottenere un grosso pezzo di ghiaccio, in cambio della protezione mondiale. Già in passato abbiamo acquistato dei territori e le nazioni europee hanno fatto lo stesso. Alla Nato abbiamo dato tanto, ma abbiamo ricevuto pochissimo indietro. Questa non è però una minaccia”. Pur aggiungendo “se gli europei ci diranno di sì, allora saremo riconoscenti, molto, e se diranno di no, ce lo ricorderemo”.
“Non sta a noi occuparsi dell’Ucraina”
La Nato è pure stata chiamata in causa in relazione alla guerra in Ucraina, quando Trump ha sostenuto che “spetti all’Europa e alla Nato occuparsi dell’Ucraina, non a noi che siamo separati dall’intero oceano. Sia Putin sia Zelensky vogliono un accordo, questa guerra deve finire perché troppa gente sta morendo. È il peggior conflitto dalla seconda guerra mondiale”.
Ai presenti Trump ha annunciato che avrebbe incontrato Volodymyr Zelensky proprio nei Grigioni ancora oggi, “che forse è in sala”. Poco dopo però la presidenza ucraina ha fatto sapere che “Zelensky si trova attualmente a Kiev e non a Davos”. Secondo la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, i due presidenti si incontreranno domani.
Riguardo al Venezuela invece Trump ha sostenuto che “guadagnerà più soldi nei prossimi sei mesi che negli ultimi vent’anni e tornerà a essere una grande nazione. Tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi”. I 50 milioni di barili di greggio che spettano agli Stati Uniti verrebbero inoltre suddivisi tra le due nazioni.
In relazione alla situazione politica mondiale Trump si è soffermato anche su Emmanuel Macron e sulla Somalia. “Ho chiamato Macron, ho ascoltato il suo bellissimo discorso ieri, con gli occhiali da sole, ha cercato di fare il duro”, ha raccontato. Trump ha poi detto di averlo convinto in tre minuti ad aumentare i prezzi dei farmaci sotto la minaccia di dazi al 25% o fino al 100% sui vini francesi.
Secondo Trump lo stato africano “non è neanche una nazione, non c’è nulla”. Poi ha aggiunto, riferendosi ai membri della comunità somala in Minnesota, che “alla fine viene fuori che hanno un quoziente intellettivo più alto di quello che credevo, io ho sempre pensato che questi lo avessero basso”. Sull’immigrazione “incontrollata” l’Europa starebbe, secondo Trump, andando nella “direzione sbagliata” e le è stato fatto un appello per “salvaguardare la cultura occidentale”.
Guida mondiale per l’IA
Un altro successo statunitense sarebbe relativo all’intelligenza artificiale, sostenuta anche da un aumento della capacità energetica: “Stiamo guidando il mondo nell’intelligenza artificiale (IA), e di molto. Stiamo sopravanzando la Cina. Ho permesso a queste grandi aziende di costruire la loro capacità elettrica. Stanno costruendo le loro centrali”.
Un attacco è però stato riservato al presidente della Federal Reserve, la banca centrale statunitense, Jerome Powell: “Abbiamo un presidente della Fed pessimo, che agisce sempre troppo tardi, soprattutto sui tassi di interesse”.