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Voto 27 settembre: neutralità verso no, alimentazione più tirata

Keystone-SDA

L'iniziativa sulla neutralità va verso una bocciatura, mentre quella sull'alimentazione è in sostanziale pareggio. Questo l'esito del primo sondaggio sulle votazioni federali del 27 settembre realizzato dall'istituto gfs.bern per conto della SSR e pubblicato oggi.

(Keystone-ATS) Se per il primo testo, promosso dall’UDC, il trend è lo stesso emerso da altre indagini divulgate in settimana – quelle di Tamedia e YouGov -, per il secondo il risultato si discosta parecchio da quanto sembrava profilarsi, ossia un netto no. In questo caso comunque, avvertono gli autori, la formazione dell’opinione è meno avanzata: solo il 60% degli elettori ha espresso un giudizio convinto.

Neutralità: UDC rimane isolata

Per quanto riguarda l’iniziativa sulla neutralità invece, il 73% dice di avere già le idee ben chiare. Se si fosse votato a inizio agosto (il sondaggio è stato condotto dal 3 al 16 del mese coinvolgendo 17’212 persone), la proposta sarebbe stata respinta dal 54% degli aventi diritto, mentre i favorevoli si sarebbero fermati al 42%.

La spaccatura più netta fra la popolazione è quella derivante dalle varie ideologie politiche. L’iniziativa infatti viene accolta in pompa magna dai simpatizzanti dell’UDC (86%), ma bocciata sonoramente dalle basi di tutti gli altri partiti. Spicca l’86% del PS, seguito dall’81% dei Verdi liberali, dal 78% dei Verdi, dal 74% del Centro e dal 64% del PLR.

Gli elettori più convinti dal testo abitano nella Svizzera italiana (55% di sì) e nelle aree rurali (51%). Il profilo medio di chi appoggia l’iniziativa comprende anche persone che diffidano del governo e con un basso livello di istruzione (59% in entrambi i casi).

Riguardo alle argomentazioni, sul fronte del no il 70% concorda con l’affermazione secondo cui la cooperazione internazionale in materia di sicurezza va praticata prima di un attacco, il 68% desidera mantenere l’attuale margine di manovra e il 65% ritiene che la Svizzera deve essere in grado di imporre sanzioni contro Stati belligeranti. Dall’altro lato della barricata, la motivazione più popolare è la possibilità di sancire nella Costituzione in modo rigido e perpetuo la definizione di neutralità: per il 52% ciò impedirebbe interpretazioni diverse a seconda della situazione politica e per il 50% così facendo si terrebbe la Confederazione fuori da conflitti esteri, aumentandone la sicurezza.

Alimentazione: donne e giovani i più convinti

Dal canto suo invece, l’iniziativa sull’alimentazione, che chiede in particolare di portare entro dieci anni il tasso di autosufficienza alimentare del Paese al 70%, registra stando all’indagine SSR il 49% di contrari e il 47% di consensi. Un sostanziale equilibrio, tenendo conto del margine d’errore (+/- 2,8 punti percentuali) e degli indecisi (4%).

L’appoggio è molto marcato fra chi vota Verdi (84%), schieramento che ha lasciato libertà al suo elettorato, ma si registra anche in casa PS (64%) e PVL (55%), malgrado la posizione ufficiale di questi due partiti sia di votare no. Molto più scettici i sostenitori di Centro (37%), UDC (34%) e PLR (27%).

Il testo gode di supporto principalmente nella Svizzera francese (57%) e italiana (53%), oltre che fra le donne (55%, contro il 39% degli uomini). Fra le diverse fasce d’età, i più convinti sono gli elettori fra i 18 e i 39 anni, categoria dove i sì raggiungono il 54%.

Infine, l’84% è d’accordo con l’argomentazione che il cambiamento climatico e l’inquinamento minacciano le risorse idriche e che, pertanto, è necessaria una pianificazione nazionale. Il 75% ritiene che la Svizzera produca attualmente troppo poco cibo e dipenda eccessivamente dalle importazioni, mentre il 66% pensa che una maggiore biodiversità favorisca le rese agricole. Tra i contrari, il 69% evidenzia come non dovrebbero essere norme governative a imporre alla popolazione cosa mangiare e cosa no, il 68% che l’obiettivo di autosufficienza proposto non è realistico e il 62% che scadenze rigide potrebbero compromettere gli investimenti in corso e quindi causare costi elevati.

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