Volkswagen, conseguenze per fornitori svizzeri? Forse solo limitate
Il profondo riassetto del gruppo Volkswagen (VW) avrà conseguenze perlopiù contenute per la maggior parte dei fornitori svizzeri dell'industria automobilistica.
(Keystone-ATS) Ma la società bernese Feintool, particolarmente dipendente dai volumi produttivi, potrebbe finire sotto pressione.
Il colosso tedesco ha annunciato un piano di ristrutturazione senza precedenti: 50’000 posti di lavoro tagliati in tutto il mondo, quattro stabilimenti tedeschi senza garanzie di continuità oltre il 2031-2034 e il dimezzamento della gamma dei modelli entro il 2035, con una semplificazione dell’offerta del 75%. La capacità produttiva sarà adeguata a circa nove milioni di veicoli all’anno, contro i dodici milioni pre-pandemia.
Secondo gli analisti, l’impatto di queste decisioni sulla piazza industriale elvetica nel suo complesso sarà però limitato. Non mancano comunque le situazioni più difficili: basti pensare che alla borsa di Zurigo stamane l’azione Feintool cedeva oltre il 3%, segnale che il mercato ha individuato nel produttore bernese di componenti il fornitore più vulnerabile. “È l’impresa più esposta perché dipende in modo relativamente diretto dai volumi di produzione e dal tasso di utilizzo dell’industria automobilistica europea”, spiega all’agenzia Awp Torsten Sauter, analista della multinazionale di servizi finanziari Kepler-Cheuvreux.
Più cauta la valutazione su altri operatori. La banca Vontobel stima per Autoneum, specialista dell’isolamento acustico, una dipendenza da Volkswagen moderata, tra il 5 e il 7%, secondo l’esperto Arben Hasanaj. Per SFS (componenti di fissaggio), EMS-Chemie (vari materiali) e Komax (macchine per cablaggio), un eventuale calo della produzione di Volkswagen non avrebbe invece un impatto considerevole a livello di gruppo.
Walter Bamert, analista della Banca cantonale di Zurigo (ZKB), è ancora più netto e non esita a definire la situazione un “tempesta in un bicchier d’acqua”. “La chiusura di stabilimenti non significa automaticamente meno veicoli: Volkswagen vuole chiudere impianti per saturare meglio gli altri”. Per i fornitori, ha aggiunto, “i volumi prodotti sono più decisivi del numero di stabilimenti o dei dipendenti”. E se i volumi di VW dovessero calare, altri costruttori potrebbero compensare.
I fornitori svizzeri si sono già adattati alla debolezza del comparto europeo, ristrutturandosi e orientandosi maggiormente verso la Cina, osserva Vontobel. Komax potrebbe addirittura trarre vantaggio se VW investisse di più in automazione per ridurre i costi. A lungo termine, comunque, la pressione sul vecchio continente resta alta: secondo Sauter la crisi di Volkswagen “evidenzia, oltre a problemi specifici dell’azienda, le difficoltà strutturali dell’industria automobilistica europea, caratterizzate da costi elevati, domanda debole e concorrenza crescente dalla Cina”.