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Voci di un accordo vicino, drammatica telefonata Trump-Netanyahu

Keystone-SDA

Corsa contro il tempo per raggiungere un accordo che, stando ad alcune voci, potrebbe essere molto vicino, con un testo che in queste ore sarebbe "in fase di finalizzazione".

(Keystone-ATS) Fra minacce e mani tese, infatti, Stati Uniti e Iran continuano a negoziare con la mediazione del Pakistan.”Siamo nelle fasi finali”, ha assicurato anche il presidente statunitense Donald Trump, lasciando comunque la porta aperta a tutti gli scenari, compreso un nuovo attacco nei prossimi giorni.

E, in vista delle sue prossime mosse, il commander-in-chief ha fatto il punto con l’alleato Benjamin Netanyahu, nel corso di quella che è stata definita una “lunga e drammatica” conversazione telefonica i cui contenuti, però, non sono stati resi noti. Il premier israeliano “farà quello che voglio io”, si è limitato a dire il presidente statunitense senza entrare nel merito del colloquio. “È una brava persona e non è trattato bene” nel suo Paese dove “io ho il 99% delle preferenze e potrei essere il premier”, ha aggiunto prima di volare in Connecticut e parlare ai neo-laureati della Coast Guard Academy. “Potremmo attaccare o forse no. Finiremo l’Iran o firmeranno? Vedremo”, ha spiegato ai cadetti dopo aver ribadito di non avere alcuna fretta di chiudere la guerra per motivi politici, smentendo chi afferma che il presidente sia pressato in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Dietro le quinte, dunque, i negoziati proseguono serrati. Il ministro degli interni pachistano, Mohsin Naqvi, è volato a Teheran per la seconda volta in una settimana per incontri con i funzionari iraniani. Secondo i media arabi, le parti stanno lavorando per limare il testo dell’accordo definitivo. Anche se un’intesa è apparsa a portata di mano o quantomeno vicina più volte negli ultimi 80 giorni, mentre nulla di fatto è successo.

Washington e Teheran intanto continuano a minacciarsi a distanza. “Se l’aggressione contro l’Iran si ripeterà, la guerra regionale promessa si estenderà questa volta oltre la regione”, hanno assicurato i Pasdaran. Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha rincarato la dose, avvertendo che un eventuale ritorno alla guerra porterebbe a “molte altre sorprese”. Le forze armate iraniane, infatti, hanno acquisito nuove esperienze e capacità durante l’ultima aggressione statunitense-israeliana e sarebbero pronte a rispondere su vari fronti. L’Iran, secondo i media, ha sfruttato il cessate il fuoco per rafforzarsi militarmente e recuperare le armi nascoste così da prepararsi a rispondere a un eventuale nuovo attacco che, stando a Trump, potrebbe essere ancora più devastante dei precedenti. “L’Iran non cederà mai alle intimidazioni, in nessuna circostanza”, ha tuonato lo speaker del Parlamento e capo negoziatore iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf.

Intanto Teheran ha consolidato il controllo sullo Stretto di Hormuz attraverso posti di blocco militari, controlli sulle navi, accordi diplomatici e, in alcuni casi, tariffe di sicurezza per il passaggio sicuro. Il nuovo sistema di transito, riporta l’agenzia Reuters, dà la precedenza alle navi legate ad alleati come Cina e Russia, mentre per altre imbarcazioni potrebbero essere richiesti accordi intergovernativi o pagamenti superiori a 150’000 dollari. Proprio la riapertura dello Stretto, insieme alla questione nucleare, è uno dei punti più spinosi da sciogliere nelle trattative. Hormuz è ormai chiuso di fatto da settimane, facendo balzare le quotazioni del petrolio oltre i 100 dollari. L’arma nucleare, poi, è la linea rossa di Trump: Teheran “non può averla. La userebbe per far esplodere il Medio Oriente e Israele”, ripete da settimane il presidente Usa, assicurando che non permetterà mai all’Iran di averla.

Pur volendo uscire dal Medio Oriente e raggiungere un accordo che gli consenta di cantare vittoria in casa, Trump era tornato negli ultimi giorni a considerare seriamente un nuovo attacco, quello finale, ma sarebbe stato fermato dagli alleati arabi stavolta fermamente contrari a una ripresa delle ostilità.

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