Vino in crisi? Viticoltori diversificano, ecco spumanti e lattine
La crisi del vino e l'evoluzione delle abitudini di consumo spingono i viticoltori svizzeri a diversificare: sono numerosi ad aver aggiunto vini spumanti al loro assortimento, mentre diversi testano bevande alternative, servite magari anche in lattina.
(Keystone-ATS) L’Alta scuola di viticoltura ed enologia di Changins a Nyon (VD) ha creato un polo d’innovazione per accompagnare lo sviluppo di tali prodotti.
Il presidente della Federazione vodese dei viticoltori François Montet spiega che il settore è cambiato profondamente. “Prima si producevano soprattutto vini tranquilli con pochi vitigni: oggi abbiamo più vitigni bianchi e rossi e vinificazioni diversificate, il consumatore è più curioso e le sue abitudini cambiano più facilmente”, afferma in dichiarazioni all’agenzia Keystone-Ats.
Spumanti, vini senz’alcol, succhi d’uva gassificati o persino cocktail aromatizzati a base di vino, in bottiglia individuale o in lattina: nessuna pista viene trascurata. “Quello che conta è che la gente alzi il gomito”, riassume l’esperto con un sorriso. I prodotti innovativi non sono più considerati sacrileghi nel settore. “Finché il vino si vendeva bene, c’era resistenza. Ma oggi, mentre la clientela cala e alcune vendemmie si trovano senza acquirente, i viticoltori fanno meno i difficili”.
Ha avuto anche un ruolo il successo internazionale dei vini bianchi effervescenti come il prosecco italiano. “Ci siamo resi conto che vini semplici da approcciare potevano avere un rendimento elevato e che c’era una clientela per questo, quindi ci siamo detti ‘andiamo!'”, prosegue. Mentre il consumo mondiale di vino, a livello complessivo, diminuisce dal 2018, quello di vini spumanti aumenta. In Svizzera tale progressione è stata di circa il 30% tra il 2013 e il 2023, raggiungendo 22,8 milioni di litri, secondo l’Ufficio federale dell’agricoltura.
Gli spumanti costituiscono dunque una delle alternative privilegiate dai viticoltori. “C’è stato uno sviluppo cinque-dieci anni fa e ora tutti o quasi ne producono”, indica Montet. “Le altre alternative sono invece solo in fase esplorativa”.
Anche l’Alta scuola di viticoltura ed enologia di Changins si impegna nella diversificazione del prodotto della vigna. Da un anno sostiene i viticoltori desiderosi di lanciarsi nella produzione di vini spumanti o nello sviluppo di nuove bevande. “Forniamo un accompagnamento dalla A alla Z”, spiega Claire Furet-Gavallet, responsabile delle prestazioni di servizio e della formazione continua di Changins. “Restiamo di fianco nell’elaborazione della ricetta e nella produzione di alcune centinaia di litri nella nostra cantina, affinché gli interessati possano realizzare i loro test.”
La scuola conduce anche ricerca propria e lancerà entro la fine dell’anno una nuova gamma innovativa di tre prodotti a base di vino. “Si tratta di una bevanda e due cocktail che consistono in un assemblaggio con succo di mela e succo di pera, infuso in diverse piante aromatiche”, illustra l’enologa. I tre prodotti sono gassificati, in linea con la tendenza dei nuovi consumatori ad apprezzare bevande frizzanti, più zuccherate e meno alcoliche.
Le tre bevande in questione saranno presentate in bottiglie di vetro da 33 centilitri, chiuse da una capsula e munite di un’etichetta che esce dai codici classici del vino, precisa la professionista. Il prodotto può essere bevuto dalla bottiglia, magari in una serata o all’aperitivo. “I giovani vogliono poter consumare in modo più nomade: bere direttamente dal contenitore non crea problemi, mentre è impensabile bere vino tradizionale dalla bottiglia”, osserva
Furet-Gavallet prevede che i consumatori non siano alla fine delle sorprese, tanto la filiera del vino è creativa. Cita l’esempio di Tipsy, un progetto di microimpresa realizzato da una recente classe di studenti, consistente in una bevanda gassificata a base di vino, aromatizzata con sciroppo e servita in lattina, che ha conosciuto un’accoglienza entusiasta. “Qualche anno or sono le bevande a base di vino erano inimmaginabili, così come il consumo di vino in lattina, ma oggi i codici sono totalmente cambiati”, commenta.
I due specialisti concordano tuttavia nel dire che il prodotto principale delle aziende rimane e rimarrà il vino tradizionale. “I nostri studenti non rinnegano le loro origini: la maggior parte proviene da famiglie di viticoltori e viene a formarsi come tecnici o enologi nell’ottica di produrre vino di qualità”, sottolinea Furet-Gavallet. Montet fa notare dal canto suo che la quota di uva destinata ad alternative al vino raggiunge raramente più del 10% di un’impresa. A suo avviso l’impatto della diversificazione non va però sottovalutato. “È anche una questione di visibilità: un nuovo prodotto può servire ad attirare il cliente e dargli l’occasione di riscoprire alcuni prodotti tradizionali”, conclude.