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VD: rapporto Meylan, consigliera di Stato Dittli contrattacca

Keystone-SDA

La consigliera di Stato vodese Valérie Dittli, citata in diversi rapporti e oggetto di un'indagine penale per abuso d'autorità, contrattacca.

(Keystone-ATS) A più di tre mesi dalla pubblicazione del rapporto Meylan, che le contesta di aver firmato un accordo riservato per porre fine a un’altra controversia, la “ministra” vodese rigetta l’accusa, sostenendo che il suo diritto di essere sentita non è stato rispettato. Il Consiglio di Stato contesta i fatti.

Su richiesta della consigliera di Stato, una professoressa dell’Università di Ginevra e un professore dell’Università di Zurigo hanno esaminato “se le garanzie procedurali derivanti dal diritto amministrativo” siano state rispettate nell’ambito dell’inchiesta indipendente condotta dall’ex giudice cantonale Jean-François Meylan su incarico del governo cantonale.

Il loro parere giuridico conclude che il diritto di essere sentita di Valérie Dittli è stato “gravemente violato”, ha sostenuto oggi la ministra. In una conferenza stampa, essa ha sottolineato che non si tratta di “semplici irregolarità” di procedura, bensì di “una lesione di un diritto fondamentale nonché della dignità umana”.

Dittli ha spiegato in particolare che avrebbe voluto prendere visione del rapporto Meylan prima della sua pubblicazione per poter apportare integrazioni e correzioni. Il Consiglio di Stato ha tuttavia rifiutato. Facendo sempre riferimento all’analisi giuridica redatta dai due professori, la ministra ha affermato che l’utilizzo del rapporto Meylan debba essere messo in discussione, “sia sul piano amministrativo sia nell’ambito di un procedimento penale”, dato che il Ministero pubblico ha aperto un’inchiesta a seguito della sua pubblicazione.

Stralciare il rapporto Meylan

L’esponente del Centro chiede quindi che l’informativa Meylan, così come il relativo comunicato stampa, vengano rimossi dal sito dello Stato del canton Vaud. Ha inoltre aggiunto che, sempre secondo i due professori, avrebbe potuto chiedere un risarcimento per torto morale, ma che non desidera farlo, preferendo “una distensione” a una “guerra giudiziaria” contro i suoi colleghi.

Il rapporto Meylan è stato reso pubblico lo scorso 24 aprile. Ha in particolare evidenziato che Valérie Dittli ha firmato un accordo confidenziale con l’ex presidente della Commissione fondiaria rurale (CFR), Jean-Claude Mathey. L’accordo prevedeva il ritiro di una denuncia penale contro di lei in cambio dell’assegnazione di un mandato retribuito con 10.000 franchi a carico dell’Ente pubblico.

Il resoconto indipendente ha suscitato una viva reazione del Consiglio di Stato. Denunciando le bugie e le reticenze della loro collega, i membri del governo hanno affermato che sarebbe stato difficile ripristinare la fiducia nei confronti della donna.

La reazione del Consiglio di Stato

Oggi, il governo cantonale non ha tardato a reagire alla controffensiva della rappresentante del Centro. In un comunicato precisa che Valérie Dittli ha potuto esprimersi “a più riprese” nell’ambito della stesura e della pubblicazione del rapporto Meylan. Il Consiglio di Stato aggiunge che la consigliera ha partecipato alla preparazione del mandato affidato a Jean-François Meylan e che si è poi espressa due volte dinanzi all’ex giudice cantonale.

“Il suo punto di vista è stato ascoltato durante le discussioni in Consiglio di Stato al momento del ricevimento del rapporto. Inoltre, ha fatto valere la sua posizione attraverso la sua dichiarazione personale diffusa ai media”, ricorda ancora l’esecutivo vodese.

Inoltre, un’analisi interna conclude che gli elementi avanzati nel parere giuridico “non sono applicabili ai lavori effettuati” da Jean-François Meylan. Il governo respinge così le richieste di Valérie Dittli, in particolare la sua domanda di stralciare il rapporto Meylan dagli atti e dal sito internet.

Un caso nel caso

Va ricordato che Valérie Dittli si trova da mesi al centro di una profonda crisi istituzionale. I problemi riguardano in particolare due dossier: quello del cosiddetto scudo fiscale (“bouclier fiscal”, che mira a evitare che le imposte diventino confiscatorie per i contribuenti facoltosi) – Dittli avrebbe chiesto l’annullamento di imposte di contribuenti soggetti a questo meccanismo – e quello delle tasse nel settore agricolo – la consigliera di Stato avrebbe “spinto” i suoi servizi a decisioni contrarie alle regole.

La vicenda dei mandati, una sorta di “caso nel caso”, è balzata agli onori della cronaca all’inizio del 2025, quando l’emittente romanda RTS ha evocato un conflitto tra Valérie Dittli e l’ex presidente della CFR, nonché la denuncia penale depositata contro la consigliera di Stato per calunnia, diffamazione, abuso d’autorità e violazione del segreto d’ufficio.

Temporalità

La vicenda è riemersa lo scorso gennaio, con la pubblicazione del rapporto della Delegazione delle commissioni di vigilanza del Gran Consiglio. Quest’ultima ha criticato la gestione di Valérie Dittli, ma ha anche evidenziato altri elementi potenzialmente problematici: in particolare l’attribuzione di due mandati all’ex presidente della CFR, dopo che quest’ultimo aveva ritirato la sua denuncia contro la ministra.

La Delegazione delle commissioni di vigilanza non era riuscita a dimostrare un nesso causale tra questi mandati e il ritiro della denuncia, ma aveva riconosciuto che questa temporalità sollevava interrogativi. Lo stesso giorno, il Consiglio di Stato annunciava l’apertura di un’indagine, affidata proprio a Jean-Claude Meylan, per fare piena luce sull’attribuzione dei mandati.

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