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VD: Cuno Amiet esposto al Museo d’arte di Pully

Keystone-SDA

Figura di spicco dell'arte svizzera a cavallo tra XIX e XX secolo, il pittore solettese Cuno Amiet (1868-1961) è al centro di una mostra al Museo d'arte di Pully (VD). Vi sono esposti una sessantina di dipinti e numerose opere su carta.

(Keystone-ATS) La selezione proviene in parte dalle collezioni del museo vodese. Essa esplora l’opera paesaggistica dell’artista attraverso il prisma delle quattro stagioni, indicano i responsabili dell’istituzione in una nota odierna. L’esposizione, intitolata “Cuno Amiet. Les quatre saisons” è visibile da venerdì fino al 10 gennaio 2027.

“Nel corso di sette decenni di attività artistica, la varietà delle forme e dei colori della natura è stata per Cuno Amiet una fonte inesauribile di ispirazione e un terreno per audaci sperimentazioni formali”, si legge nel dossier stampa. “Dalla luminosità della primavera all’inverno più discreto e silenzioso, modula la sua tavolozza, rinnova la propria espressione pittorica e coglie le variazioni della luce e della materia”.

Padrino di Alberto Giacometti

Nella sua lunga vita – è scomparso a 93 anni – l’artista ha prodotto fra le 2000 e 3000 opere, tra disegni, incisioni, tele e sculture. Ha firmato i suoi primi schizzi a quattordici anni. Fra i suoi primi maestri figura il pittore elvetico Frank Buchser, un precursore dell’impressionismo. Amiet ha proseguito la sua formazione all’Accademia delle belle arti di Monaco di Baviera, poi a Parigi. All’età di 24 anni, passa vari mesi a Pont-Aven, in Bretagna, luogo che il pittore francese Paul Gauguin avrebbe in seguito reso celebre. Qui scopre anche l’arte di Vincent van Gogh.

A corto di soldi, Amiet rientra in Svizzera poco dopo. Si installa provvisoriamente a Basilea, poi a Soletta e infine nel canton Berna. Qui incontra Ferdinand Hodler, Paul Klee e Giovanni Giacometti nonché suo figlio Alberto, di cui è diventato padrino. Frequenta anche lo scrittore Hermann Hesse e il compositore Arthur Honegger.

Per dieci anni Amiet fa molta fatica a vivere della sua arte, si scontra con l’incomprensione del pubblico e della critica. Mecenati lo aiuteranno a sopravvivere. Fra i suoi motivi prediletti si citano la raccolta delle mele, madri e bambini e i paesaggi fioriti della sua casa di Oschwand (BE). Le sue rappresentazioni del corpo femminile sono prive di qualsiasi erotismo, mentre i volti dei suoi ritratti non lasciano trasparire alcuna emozione.

Amiet ha avuto un ruolo importante nella scoperta e nello sviluppo della pittura moderna in Svizzera, in particolare ha “introdotto il primato del colore nei principi della composizione”, si legge sul Dizionario storico della Svizzera. Considerato fra gli artisti elvetici più importanti del secolo scorso assieme a Hodler, è morto il 6 luglio 1961 a Oschwand.

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