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Vance, “non so quando andrò in Svizzera, credo nel weekend”

Keystone-SDA

"Non sono sicuro quando andrò in Svizzera, credo questo weekend, ma non so ancora". Lo ha detto il vicepresidente americano JD Vance in una conferenza stampa alla Casa Bianca. "Dipende anche da quando gli iraniani potranno venire", ha aggiunto.

(Keystone-ATS) Nel briefing Vance ha precisato che i 60 giorni per il negoziato con l’Iran sono iniziati oggi. Il vicepresidente ha anche indicato che gli Stati Uniti hanno fatto passare 12 navi iraniane dalla firma dell’accordo con Teheran, aggiungendo che lo Stretto di Hormuz “è aperto”. A suo dire la scorsa notte 12,5 milioni di barili di petrolio hanno passato lo Stretto.

Vance ha anche sostenuto che “il programma nucleare, le infrastrutture nucleari e le capacità di arricchimento dell’uranio dell’Iran sono state distrutte”. Poi ha avvertito che gli Stati Uniti “non allenteranno la presa” sull’economia iraniana “fino a quando non cambieranno il loro comportamento in maniera fondamentale”. “Se volesse ricostruire il programma nucleare – ha aggiunto – l’Iran avrebbe bisogno di un sacco di soldi.” E ha sottolineato che Teheran non riceverà “nemmeno un centesimo” dagli USA, accusando “alcuni media” di aver “distorto” i termini dell’accordo.

Interrogato in merito, il vicepresidente ha quindi affermato che il premier israeliano Benyamin Netanyahu non è “furioso” per l’accordo con l’Iran come riportato da alcuni media. “Dalle conversazioni che abbiamo avuto non mi risulta.”

Il presidente americano Donald Trump è “l’unico leader al mondo a mostrare comprensione per Israele in questo momento. Se facessi parte del governo israeliano, forse non attaccherei l’unico alleato potente che gli è rimasto al mondo”, ha poi ammonito Vance, esortando il governo israeliano ad “aprire gli occhi” anziché criticare Trump visto che il loro paese dipende dal sostegno militare di Washington.

“Negli ultimi tre mesi, due terzi delle armi difensive che hanno protetto il vostro paese sono state realizzate da mani americane e pagate dai contribuenti americani. Il problema di Israele non è Donald Trump; chi in Israele pensa che il presidente sia il problema principale deve aprire gli occhi e guardare in faccia la realtà”, ha messo in evidenza il vicepresidente.

Vance ha poi respinto le ricostruzioni secondo cui l’annuncio del memorandum d’intesa sarebbe stato gestito in modo caotico. Rispondendo ai giornalisti, ha contestato questa ricostruzione, spiegando che i ripetuti cambiamenti sulla tempistica dell’annuncio erano legati soprattutto alle richieste avanzate da Teheran sul testo finale.

“Gli iraniani volevano una traduzione in persiano del memorandum con cui si sentissero a proprio agio e, naturalmente, una volta completata la traduzione in farsi, il Dipartimento di Stato doveva verificare che corrispondesse al significato del testo inglese”, ha dichiarato. A suo dire, proprio questo processo di verifica avrebbe contribuito ai rinvii e all’incertezza sulle modalità di pubblicazione del documento.

Vance è divenuto il volto dell’amministrazione nel difendere l’accordo con l’Iran, soprannominato da alcuni “Epic Surrender”, “Resa epica”, ironizzando sul nome dell’operazione in Iran denominata “Epic Fury” (“Furia epica”).

Il 41enne ha poi minimizzato la battuta del presidente Donald Trump che, al G7 a Évian (F) ha detto che si prenderà i meriti se l’accordo con l’Iran andrà bene e scaricherà invece sul suo vice se va male. “Il presidente stava scherzando, come fa spesso”, ha detto Vance.

“Ho visto che alcuni progressisti mi hanno criticato chiedendosi che tipo di esperienza avevo per condurre le trattative. L’altro giorno ho trascorso un’ora a ‘The View'”, show di un network progressista, quindi “ho esperienza in trattative ostili”, ha scherzato.

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