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USS attacca BNS: “Franco danneggia imprese, serve politica attiva”

Keystone-SDA

Il franco svizzero ha raggiunto livelli di sopravvalutazione che non si vedevano dal 2010, quando la valuta era "fuori controllo".

(Keystone-ATS) Lo sostiene l’Unione sindacale svizzera (USS), che in un commento pubblicato oggi in risposta all’ultimo esame della situazione economica e monetaria della Banca nazionale svizzera (BNS) critica duramente la linea dell’istituto, giudicata troppo timida.

Secondo i calcoli della stessa BNS il valore esterno reale del franco – cioè l’indice dei tassi di cambio ponderato sulle esportazioni, in rapporto alle altre monete – ha superato quota 120. “Negli ultimi 50 anni un livello simile si era registrato solo nell’estate del 2010, quando il corso del franco era completamente fuori controllo”, scrive l’USS. Le incertezze legate al conflitto in Iran non fanno che aumentare la pressione rialzista.

Per la federazione sindacale l’annuncio odierno della BNS, che si dice pronta a contrastare un apprezzamento rapido ed eccessivo della moneta elvetica, è insufficiente. “Questo significa che la BNS permetterà un ulteriore rafforzamento”, attacca l’USS, che chiede invece una “politica monetaria attiva contro la sopravvalutazione del franco”.

A preoccupare è la crescente tensione in ampi settori dell’industria d’esportazione. “Negli ultimi mesi si sono registrati molti più fallimenti aziendali e licenziamenti collettivi”, denuncia l’organizzazione. Il paradosso è evidente: “Il franco svizzero – la nostra stessa moneta – diventa sempre più uno svantaggio per la nostra economia”. Le inchieste lo confermano: per la stragrande maggioranza delle imprese industriali ed esportatrici, il franco forte è un problema serio. Il tutto in un contesto internazionale reso ancora più difficile dal protezionismo americano e dalla concorrenza sleale delle aziende cinesi sostenute da ingenti sussidi statali.

“La nostra moneta deve essere un vantaggio, non una penalizzazione”, prosegue l’USS. La richiesta alla BNS è chiara: “Deve impegnarsi attivamente contro il rafforzamento del franco”. Questo significa innanzitutto una comunicazione chiara, che ammetta la sopravvalutazione e la dannosità per l’interesse generale del paese. Ma non solo: l’istituto guidato da Martin Schlegel deve annunciare la volontà di contrastare questa evoluzione con tutti gli strumenti a disposizione: non solo operazioni sui cambi, ma se necessario anche introducendo tassi negativi e ricorrendo ad altre misure.

“La BNS ha il monopolio sul franco”, conclude il commento. “Questo ha il vantaggio che anche una chiara comunicazione può avere un grande effetto. In passato, la BNS ha influenzato con successo le condizioni quadro della politica monetaria”.

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