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USA: Warsh, “Fed orientata alle riforme può fare la differenza”

Keystone-SDA

La Federal Reserve (Fed, la banca centrale degli USA) ha due strumenti: "la politica monetaria e la credibilità".

(Keystone-ATS) Kevin Warsh, il presidente designato della Fed, ha rimarcato nella sua audizione di conferma dinanzi alla Commissione bancaria del Senato, di credere che “una Federal Reserve orientata alle riforme possa fare una reale differenza per il popolo americano”.

Per questo, a dispetto delle pressioni esercitate dal presidente Donald Trump, “mi impegno a garantire che la conduzione della politica monetaria rimanga rigorosamente indipendente”.

Warsh ha sottolineato l’importanza dell’indipendenza della politica monetaria e che i responsabili delle decisioni politiche “devono agire nell’interesse della nazione”, respingendo le tesi secondo cui le pressioni politiche influenzerebbero i responsabili della politica monetaria.

Warsh sotto pressione per sua opacità

Warsh è finito nel mirino della senatrice democratica Elizabeth Warren che ha duramente criticato l’opacità delle sue dichiarazioni finanziarie, tra investimenti in società hi-tech, cinesi e altro, sfidandolo a dimostrare la sua indipendenza dalle pressioni di Trump con una questione politica su cui è in aperto disaccordo con l’inquilino della Casa Bianca.

Warsh, che in caso di conferma da parte della Commissione bancaria sarà il presidente più ricco della Fed con un patrimonio stimato in circa 200 milioni di dollari (156 milioni di franchi al cambio attuale), ha affermato di aver definito gli asset da vendere nei primi 90 giorni di carica, senza fornire dettagli.

Le dichiarazioni patrimoniali, di ben 69 pagine, rivelano una miriade di fondi d’investimento, conti bancari e partecipazioni in quelle che appaiono essere decine di startup. Una delle informazioni più rilevanti riguarda due partecipazioni in un veicolo d’investimento denominato Juggernaut Fund, ciascuna del valore superiore ai 50 milioni di dollari. L’entità di tali partecipazioni sottolinea i legami molto stretti del candidato alla presidenza della Fed con Wall Street e la Silicon Valley.

“Assolutamente no, non sarò il burattino” nella disponibilità del presidente. Così Warsh, nell’audizione, aggiungendo che Trump non gli mai chiesto nulla, “neanche una volta”, in materia di tassi di interesse.

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