USA: Trump sfida i saggi sullo ius soli, ma Corte suprema lo gela
Nell'aula della Corte suprema americana per la prima volta nella Storia sedeva anche un presidente in carica. Donald Trump ha sfidato i nove saggi che lo hanno "tradito" sui dazi e ha deciso di partecipare al dibattito sullo ius soli.
(Keystone-ATS) L’abolizione del diritto di cittadinanza per nascita è stato uno dei cavalli di battaglia della campagna del presidente e uno dei primi provvedimenti firmati nello Studio Ovale è stato proprio la sua abolizione, nonostante sia sancito dalla Costituzione.
Ma dopo la denuncia dell’American Civil Liberties Union la palla è passata al massimo tribunale del paese, che potrebbe sferrare un nuovo colpo a Trump. Anche se la decisione non è attesa prima di giugno o luglio, già dalle prime battute è sembrato che i nove saggi fossero piuttosto scettici sulle argomentazioni presentate dall’avvocato del governo John Sauer.
Il presidente americano, seduto nella sezione riservata al pubblico ma in un’area destinata a personaggi illustri, ha ascoltato in silenzio il suo legale argomentare e se n’è andato dopo circa un’ora senza sentire la controparte, Cecillia Wang, rappresentante della American Civil Liberties Union.
Nessun commento fuori dalla Corte, dove c’era una piccola folla di manifestanti che ballava al ritmo della pop star portoricana Bad Bunny. Ma subito dopo essere rientrato alla Casa Bianca Trump ha affidato a Truth la sua irritazione. “Siamo l’unico paese al mondo così STUPIDO da consentire la cittadinanza per ‘diritto di nascita’”, ha attaccato, sostenendo tuttavia una tesi inesatta. Secondo la Biblioteca del Congresso, infatti, vi sono oltre 30 Stati che la garantiscono come gli USA “senza condizioni”.
La tesi dell’amministrazione si basa su una clausola del 14esimo emendamento della Costituzione, ratificato nel 1868 e che garantisce che tutte le persone nate o naturalizzate negli Stati Uniti, inclusi gli ex schiavi, abbiamo diritto alla cittadinanza. Quando fu adottato, il moderno concetto di immigrazione illegale non esisteva.
Tuttavia, la Corte e i membri del Congresso avevano stabilito un numero di eccezioni allo ius soli, come i figli dei diplomatici o quelli di paesi ostili e anche i figli dei nativi americani. Tali popolazioni, infatti, non erano considerate “soggette alla giurisdizione” delle leggi americane, secondo la dicitura dell’emendamento, e pertanto i suoi membri non potevano essere considerati cittadini.
Nel 1924 il Congresso passò una legge per garantire anche ai nativi americani la cittadinanza ma l’argomentazione di Sauer vuole fare leva proprio sull’eccezione relativa alle tribù, presentandola come una prova storica a sostegno della propria posizione.
L’amministrazione sostiene che i figli degli immigrati privi di documenti e dei residenti legali temporanei non siano, allo stesso modo, “completamente soggetti” alla “giurisdizione politica” della nazione. Al pari delle tribù, gli immigrati illegali “devono fedeltà” altrove e, per entrare negli Stati Uniti, hanno violato la legge.
Su questo i massimi giudici, anche quelli conservatori, hanno incalzato lo US Solicitor. In particolare Samuel Alito e Neil Gorsuch, nominato proprio da Trump, lo hanno messo all’angolo sull’argomentazione logica, l’approccio storico e sul ricorso a precedenti passati che, come i giudici sembravano suggerire, apparivano giocare a sfavore della posizione del governo.
La tesi della difesa, infatti, fa notare che le tribù furono escluse in quanto considerate nazioni distinte, mentre non vi è alcun dubbio che i migranti siano soggetti alle leggi americane anche qualora abbiano fatto ingresso nel paese in maniera illegale.
Inoltre l’abolizione dello ius soli colpirebbe anche molti futuri genitori che risiedono legalmente nel paese, inclusi studenti muniti di visto, richiedenti asilo o individui beneficiari di misure temporanee di protezione.
Secondo l’American Civil Liberties Union, 250’000 neonati sarebbero privati della cittadinanza americana se la Corte suprema confermasse l’ordine esecutivo di Trump e nei prossimi vent’anni l’abolizione dello ius soli colpirebbe un totale di circa 4,8 milioni di persone.