USA: Trump celebra il sogno americano, “saremo più forti e ricchi”
Donald Trump celebra a Washington i 250 anni dell'Indipendence Day e rilancia il grande sogno americano con il bagno di folla tra i suoi sostenitori a partire dal mondo MAGA.
(Keystone-ATS) Al National Mall, dopo il caotico ritardo dovuto al rischio di violenti temporali, il tycoon è apparso sullo scenografico palco del “Salute to America” con a fianco la first lady Melania, assicurando che “siamo più ricchi e forti che mai, e lo saremo ancora di più”, esaltando la potenza militare USA e l’identità cristiana a fronte della minaccia del “comunismo”, un “cancro da estirpare”.
Nel discorso per il 4 luglio, di soli 40 minuti a dispetto delle attese e conclusosi appena prima della mezzanotte, il tycoon ha coronato la solenne festività dopo mesi di celebrazioni per il 250esimo anniversario della nazione, con eventi incentrati sulla figura del presidente e sulla sua visione del Paese. Ha fatto riferimento alla lotta al comunismo, un tema ricorrente nella sua narrativa in vista delle elezioni di midterm di novembre dove i repubblicani rischiano di perdere il controllo del Congresso. “Non vogliamo comunisti nel nostro Paese. Non ha mai funzionato e non funzionerà mai. Il comunismo è un fallimento, e lo sarà sempre”, ha scandito il presidente, avendo come target i socialisti democratici che guadagnano posizioni alle primarie dem, nonché il sindaco di New York, Zohran Mamdani.
Il linguaggio del tycoon è stato molto religioso, in linea con l’impostazione della Casa Bianca e dei suoi alleati, che hanno orientato i festeggiamenti verso la preghiera e la guida divina. “In tutto il mondo cercano di essere come noi, ma nessuno può essere come noi e, con l’aiuto di Dio, saremo sempre così o addirittura migliori – ha detto in uno dei suoi passaggi più applauditi -. Come ci insegna la nostra Dichiarazione d’Indipendenza, siamo tutti creati a immagine di un unico Dio onnipotente; un comunista non lo direbbe mai, questo è certo”.
Su palco sono apparsi diversi veterani militari e l’equipaggio della missione Artemis II, quando il presidente ha ricordato la storia americana fatta di successi militari, sacrifici e di “inesauribile” innovazione scientifica. Ha colto l’occasione per sollecitare il via libera al “Save America Act”, il disegno di legge sull’identificazione degli elettori che gli sta molto a cuore, ma che è diventato motivo di attrito con gli alleati al Congresso. “Non ci saranno più voti per posta, se non in casi di malattia, disabilità, servizio militare o viaggi; così non ci saranno più brogli elettorali”, ha dichiarato Trump, che spesso cita presunte frodi elettorali di massa.
Gli spettacolari fuochi d’artificio, a chiudere la kermesse, sono iniziati quasi allo scoccare della mezzanotte e Trump li ha seguiti da una tribuna climatizzata sul National Mall. “Lo show migliore di sempre”, ha commentato poi su Truth.
Seppellito lo spirito bipartisan del 4 luglio, il governatore dem della California Gavin Newsom, tra i papabili per le presidenziali 2028, ha accusato The Donald di essere “divisivo” e di “falsità diffuse”. Più duro l’ex presidente Bill Clinton, definendo quella contro l’Iran “una guerra incostituzionale per puro capriccio”.
Resta poi lo sfregio sul National Mall della marcia di centinaia di attivisti a volto coperto del gruppo suprematista bianco Patriot Front, con sventolio di bandiere americane e confederate. Mentre nel resto del Paese gli show pirotecnici sono stati il denominatore comune del 4 luglio: a New York, dove ci sono stati feriti in una sparatoria durante un barbecue, le fiamme si sono sviluppate brevemente sul ponte di Brooklyn a causa dei fuochi d’artificio. Mentre due morti sono stati registrati a Chicago.