Ungheria: urne aperte, la sfida a Orban dopo 16 anni al potere
Urne aperte dalle 6:00 di stamattina in Ungheria per le elezioni parlamentari che potrebbero mettere fine ai 16 anni al potere del premier Viktor Orban e segnare una svolta politica con ripercussioni in Europa e nei rapporti con Russia e Stati Uniti.
(Keystone-ATS) I seggi chiuderanno alle 19:00 per il rinnovo del Parlamento da 199 membri. Il leader nazionalista euroscettico Orban, 62 anni, guida il Paese dal 2010 e ha costruito un modello di “democrazia illiberale” guardato con interesse da ambienti conservatori occidentali, inclusa l’area vicina a Donald Trump. Negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con una crescente insoddisfazione interna dovuta a stagnazione economica, aumento del costo della vita e accuse di corruzione legate a oligarchi vicini al governo.
A sfidarlo è Peter Magyar, 45 anni, ex alleato di Orban e oggi leader del partito di centrodestra Tisza, che ha capitalizzato il malcontento dell’opinione pubblica, in particolare tra i giovani e gli elettori urbani. I sondaggi delle ultime due settimane indicano Tisza in vantaggio tra il 38% e il 41%. Il partito Fidesz di Orban figura indietro di 7-9 punti percentuali. Ma i rilevamenti variano, lasciando aperti diversi scenari, compreso un possibile testa a testa.
Il voto è seguito con grande attenzione a Bruxelles, dove diversi Paesi dell’Unione europea accusano Orban di aver indebolito lo stato di diritto, sottratto libertà ai media e i diritti alle minoranze. Una sua eventuale sconfitta potrebbe sbloccare un pacchetto di aiuti UE da circa 90 miliardi di euro a favore dell’Ucraina e ridurre l’influenza russa all’interno dell’Unione, dato lo stretto rapporto tra Orban e il presidente russo Vladimir Putin.
Durante la campagna elettorale, Orban ha presentato il voto come una scelta tra “guerra e pace”, sostenendo che una vittoria dell’opposizione trascinerebbe l’Ungheria nel conflitto in Ucraina, accusa respinta con forza da Magyar. Il leader dell’opposizione ha puntato su un’agenda anticorruzione e sul rilancio economico. L’esito del voto potrebbe dunque ridefinire non solo gli equilibri interni del Paese, ma anche quelli politici in Europa.