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Un Robin Hood in Vallese: lo skilift che non fa pagare il biglietto

Keystone-SDA

In un'epoca in cui lo sci è sempre più considerato un'attività costosa e a portata di pochi un imprenditore vallesano, Alain Bosco, sta portando avanti un'iniziativa singolare.

(Keystone-ATS) Gestisce e mantiene aperto il piccolo comprensorio sciistico di Télégiettes, sopra Monthey (VS), offrendo l’accesso gratuito a tutti. L’operazione, interamente finanziata da donazioni e dal suo patrimonio personale, ha un costo annuo di circa 70’000 franchi.

Bosco, 56 anni, è il fondatore dell’organizzatore di campi per bambini Evazion e gestisce anche due proprietà in affitto in Sardegna, riferisce il periodico Beobachter nel numero da oggi in edicola. Ha rilevato il comprensorio, che consiste in due skilift costruiti nel 1967 e nel 1969, investendovi personalmente circa 600’000 franchi nel corso degli anni. La sua motivazione principale, stando a quanto dichiarato, è sociale: rendere accessibile lo sci alle famiglie e ai bambini della regione. “I bambini qui vedono le montagne ogni giorno, ma molti non sanno sciare, perché è diventato troppo caro: oggi sciare costa più che giocare a golf”, dice.

Il modello di gestione si basa su donazioni private, che coprono circa 40’000 franchi all’anno. I rimanenti 30’000 franchi, insieme a tutti gli oneri di manutenzione, sicurezza e responsabilità civile (inclusa la valutazione del pericolo valanghe), sono a carico di Bosco. L’imprenditore ha specificato di non accettare donazioni simboliche da bambini, citando il caso di un ragazzino che aveva offerto 5 franchi del suo denaro natalizio.

Le sfide operative sono significative, specialmente in inverni con scarse precipitazioni nevose. A metà gennaio, ad esempio, l’apertura era ancora impossibile a causa dell’insufficiente manto nevoso sul tratto inferiore della pista, essenziale per l’accesso. Per ovviare al problema, Bosco ha in progetto l’acquisto di un cannone da neve, per il quale è in attesa delle necessarie autorizzazioni, e ha già comprato un nastro trasportatore per facilitare l’approccio dei principianti assoluti nella zona bassa.

Nonostante l’impegno profuso – che include la preparazione delle piste e la presenza in loco dall’apertura alla chiusura durante la stagione – Bosco definisce la gestione dello skilift “una questione di cuore”: ha imparato a sciare sul posto, dal padre. “In realtà, negli ultimi 50 anni qui non è cambiato nulla”, afferma. “Ho vissuto qui tutta la mia vita, mi piace questo posto”. L’obiettivo dichiarato è di raggiungere il pareggio di bilancio a fine stagione, possibilmente trovando nuovi sostenitori.

L’iniziativa, che alcuni media locali hanno soprannominato “operazione Robin Hood dello skilift”, rappresenta un caso unico nel panorama alpino svizzero, mantenendo in vita un’impiantistica di piccole dimensioni con una chiara finalità di accessibilità, in contrasto con la tendenza verso complessi sciistici sempre più grandi e commerciali, finanziariamente fuori portata per molte famiglie.

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