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Un futuro in campagna Il ritorno alla terra dei giovani italiani

Il futuro dei giovani ricomincia in campagna: soltanto nei primi mesi del 2016, in Italia sono nate ventimila aziende agricole costituite da ragazzi. Aumentati anche i laureati in agraria, nell’ultimo anno accademico cresciuti del 20%.

Mosso da questo impulso, il governo italiano ha promosso la campagna ‘banca delle terre agricole’Link esterno, che in pochi mesi ha ottenuto già più di diecimila adesioni.

Il progetto mette all’asta ottomila ettari di terra coltivabile di proprietà demaniale ed estende benefici alle compravendite di terre private.

Appezzamenti incolti o già coltivati

Per il sostegno all’impresa di giovani contadini under 40, è previsto uno stanziamento di 65 milioni di euro. Una corsia preferenziale che comprende prestiti a tasso agevolato per l’acquisto del terreno, tasso zero per l’acquisto dei macchinari ed esonero dalle imposte per i primi tre anni di attività. Inoltre gli aiuti europei all’imprenditoria giovanile sono aumentati del 25%. Tutto il patrimonio terriero è messo a disposizione in una banca dati nazionale del MiPAAF, il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, dove gli interessati possono selezionare l’appezzamento, scegliere il paesino o la provincia, decidere per un terreno già coltivato a melanzane, pomodori o altro, piuttosto che prenderlo incolto.

In Svizzera scompaiono tre aziende agricole al giorno

Alla fine del 2016 in Svizzera vi erano 52'263 aziende agricole, 990 in meno (-1,9%) rispetto all’anno prima, stando ai dati dell’Ufficio federale di statistiche.

Il numero degli impiegati nel settore dell'agricoltura è invece diminuito dell'1,3% attestandosi a 153'400 persone.

Questo trend prosegue da diverso tempo: ogni anno chiudono infatti circa 1'000 imprese del settore.

A chiudere sono le piccole aziende, mentre crescono quelle con una superficie di oltre 30 ettari.

Fine della finestrella

In questo controesodo verso le campagne hanno trovato opportunità anche disoccupati, giovani stanchi di lavoretti e contratti temporanei. C’è anche chi per tornare alla terra ha abbandonato una professione lasciandosi alle spalle lo stress della città. Ma ad arricchire il settore agro-alimentare italiano con stimolo creativo ed innovazione, sono per la maggior parte giovani ben preparati, attenti alle tematiche ambientali, che portano sul mercato prodotti nuovi, ricercati, di alta qualità. Prodotti spesso di nicchia che puntano ai mercati esteri e che in alcuni casi arrivano anche alla grande distribuzione.

Per fare alcuni esempi di innovazione si può menzionare il miele in barrique del giovane Giorgio Poeta di FabrianoLink esterno, come anche le piante depurative ed anti-smottamento della trentaseienne Valentina Rappelli di Massa in Toscana. I melograni del trentottenne brindisino Federico Ninivaggi, sono invece un esempio di grande successo produttivo. Federico, partito da solo coltivando carciofi, quest’anno conta di fatturare 2 miliardi con una cooperativa di 160 persone, distribuendo in tutta l’Unione Europea.

Il miele in barrique

Giorgio Poeta, trentenne di Fabriano nelle Marche è un produttore che con il suo miele invecchiato in barrique, il ‘carato’, ha vinto l’Oscar green di Coldiretti, la maggiore organizzazione di rappresentanza ed assistenza dell’Agricoltura italiana. Il giovane apicoltore ha conquistato la stima di molti distributori tra cui la catena di negozi Eataly, arrivando a vendere il suo miele in molti paesi esteri, anche in Svizzera. Nella tenuta di famiglia, Giorgio lavora una grande varietà di prodotti delle api e l’idromele, il distillato più antico del mondo.

Il percorso di Giorgio non è stato facile. Fabriano è un ex polo industriale, cresciuto attorno alla Merloni, una delle maggiori multinazionali di elettrodomestici. L’industria è fallita una decina di anni fa portando, nel giro di un anno dalla chiusura, un tasso di disoccupazione del 40% in tutta la provincia, lasciando un vuoto produttivo ed economico mai più colmato.

Per trovare uno spazio nel mercato in piena crisi economica, gareggiando con i grandi produttori, Giorgio ha puntato tutto su innovazione e qualità.