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Un architetto dal gusto elvetico per la città eterna

Gioacchino Ersoch fu uno dei più importanti progettisti nella Roma del secondo '800. Donò alla nuova capitale d'Italia opere pubbliche e ville private, il cui gusto architettonico era talvolta ispirato al suo retaggio svizzero. Ne sono esempi lo chalet e l'orologio ad acqua del Pincio, progettati 150 anni fa.

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2022 - 15:00
Gilberto Mastromatteo

Non tutti sanno che nel cuore di Roma, sulla passeggiata del Pincio, a due passi da piazza del Popolo e da via del Corso, c'è un piccolo angolo di Svizzera. Si tratta di un gruppo di opere architettoniche che, nelle forme e nello stile, richiamano il gusto dell'antica edilizia rurale elvetica. Stiamo parlando della torretta che custodisce l'idrocronometro e poi di un vero e proprio chalet di montagna, all'interno del quale era custodito il serbatoio idrico per i giardini del parco. A realizzarli fu Gioacchino Ersoch, uno dei più importanti architetti degli albori dell'unità d'Italia.

Un architetto romano dal cuore elvetico

Nato il 6 luglio del 1815 a Roma, sotto lo Stato Pontificio, la sua famiglia proveniva però proprio dalla Svizzera. Il suo nome all'anagrafe era, infatti, Joachim Herzog e fu lui stesso ad italianizzarlo. Gli Herzog discendevano da un'antica casata proveniente da Beromünster, nel Canton Lucerna, poi stabilitasi ad Herznach, nel Cantone Argovia. Una parte della famiglia era emigrata a Roma già attorno alla metà del XVIII secolo. Il padre di Gioacchino si chiamava Giuseppe ed era un funzionario del governo pontificio.

Dopo il baccelierato all'Università La Sapienza, nel 1833, il giovane Ersoch proseguì il suo praticantato alle dipendenze di Enrico Calderari, uno dei maggiori architetti dell'epoca. Ma fu sotto il papato di Pio IX che iniziò ad ottenere i primi incarichi, in una città già attraversata dai fermenti che, nel giro di pochi anni, l'avrebbero vista diventare capitale del neonato Regno d'Italia.

Dal mattatoio di Testaccio a villa Volkonskij

Una carriera divisa a metà, iniziata negli ultimi decenni della Roma dei Papi e proseguita poi in un contesto del tutto nuovo, che si apriva, anche in architettura, alle più moderne istanze provenienti dall'Europa continentale.

Ad Ersoch vennero affidate opere pubbliche di rilievo, dalla risistemazione dei mercati comunali, all'ampliamento del cimitero monumentale del Verano, dove egli stesso è sepolto. Nel 1859 iniziò la progettazione del complesso che più lo rese celebre: il mattatoio comunale di Testaccio. Un'enorme struttura dal tipico gusto post-unitario, che venne terminata oltre trent'anni dopo. L'intero complesso, recuperato e restaurato all'inizio del nuovo millennio, è divenuto una delle sedi del Macro, il Museo d'Arte Contemporanea di Roma. E al suo interno hanno trovato spazio varie organizzazioni, tra cui la Città dell'altra economia.

Ma a Gioacchino Ersoch si devono anche numerosi interventi, forse meno appariscenti, ma non certo meno sostanziali, nei parchi cittadini e nelle ville private della città eterna. E' il caso del padiglione in legno, realizzato nella villa del principe Alessandro Volkonskij. Una struttura progettata all'interno del parco, in uno stile che deve molto al retaggio svizzero di Ersoch.

Un angolo di Svizzera al Pincio

La versatilità dell'architetto si evince anche dai numerosi progetti di arredo e di decorazione della città, giardini all'inglese e passeggiate pubbliche alla francese, che egli realizzò nel secondo Ottocento.

Esattamente 150 anni fa, Gioacchino Ersoch iniziò a lavorare al parco del Pincio, luogo ancora oggi tra i più conosciuti di Roma. Ne risistemò la passeggiata e i giardini e adeguò molte delle strutture presenti, compresi i numerosi busti di personalità celebri della storia e della cultura italiana.

Realizzò infine due opere che, a distanza di un secolo e mezzo, sono ancora testimoni dell'influenza elvetica della sua architettura. Il cosiddetto “chalet svizzero”, un padiglione che mascherava il serbatoio idrico per l'innaffiamento dei giardini e dei viali del Pincio. E poi la torretta in ghisa che custodisce l'idrocronometro, un progetto di orologio ad acqua, realizzato dal fisico e padre domenicano Giovan Battista Embriaco, presentato all'esposizione universale di Parigi del 1867.

Entrambe le strutture si ispirano all'edilizia rustica svizzera, con l'utilizzo di ghisa e stucchi che imitano dei tronchi d'albero assemblati tra loro per rivestire i manufatti. 

I lavori per la costruzione dello chalet iniziarono il 24 agosto del 1872 e durarono circa due anni. Oggi, a 150 anni dalla sua realizzazione, l'edificio versa in condizioni precarie e si studiano ampi interventi per il suo recupero e restauro nell'ambito della turistica passeggiata del Pincio.

L'eredità di Gioacchino Ersoch a Roma

Nel 2014, Alessandro Cremona, storico dell'arte della Sovrintendenza di Roma Capitale, ha curato assieme a Claudio Crescentini, Massimo Pentiricci ed Eleonora Ronchetti l'edizione del volume Gioacchino Ersoch architetto comunale. Progetti e disegni per Roma capitale d'Italia, per i tipi di Palombi.

Nel 2015, in occasione del bicentenario dalla nascita di Ersoch, è stata poi allestita l'esposizione Gioacchino Ersoch (1815-1902). Un architetto per Roma Capitale presso il Museo di Roma a Palazzo Braschi. La mostra, contenente disegni, schizzi e bozzetti realizzati dallo stesso Ersoch, è stata curata ancora una volta da Cremona e Crescentini assieme a Laura Francescangeli.

Pubblicazioni e allestimenti che confermano l'interesse ancora vivo per la figura artistica di Gioacchino Ersoch, ormai 120 anni dopo la sua morte, avvenuta nel 1902. Un funzionario municipale che seppe farsi testimone delle contaminazioni culturali del periodo in cui viveva. E che fu capace di inserirsi nella lunga tradizione dell'architettura svizzera a Roma, erede di maestri come Domenico Fontana, Carlo Maderno e Francesco Borromini. Ma anche di decine di anonimi stuccatori ticinesi e grigionesi che, da Rinascimento in poi, ingrossarono le fila delle maestranze volute dai pontefici per abbellire la città eterna.

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