UFAG pubblica strategia per migliore protezione delle colture
La coltura di verdure, legumi e frutta, viticoltura compresa, in Svizzera è confrontata a crescenti difficoltà.
(Keystone-ATS) Il fenomeno è dovuto a vari fattori come la revoca di autorizzazioni di principi attivi di pesticidi, la mancanza di metodi di lotta alternativi e l’apparizione di nuovi organismi nocivi. In questo contesto la Confederazione ha elaborato una strategia per migliorare la situazione che dovrebbe essere attuata integralmente dal 2030.
I piani dovrebbero dunque essere operativi prima di quanto indica il titolo del documento loro dedicato, Strategia per una protezione sostenibile delle colture entro il 2035, pubblicato oggi in tedesco e francese dall’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG). I funzionari federali puntano a una crescente sostenibilità del settore primario elvetico, con lo scopo in particolare di ridurre i rischi legati all’uso di pesticidi.
Già l’8 maggio del 2024, il Consiglio federale approvando il Rapporto intermedio sull’attuazione del piano d’azione sui prodotti fitosanitari, confermava che “negli ultimi anni la situazione relativa alla protezione delle colture è peggiorata e che è urgente colmare le lacune esistenti e prevenire quelle prevedibili”, si legge nella pubblicazione odierna dell’UFAG.
Le sfide, che sono più acute per alcuni prodotti vegetali, sono legate sia ai mezzi offerti dalla protezione integrata delle colture (PI, una strategia che combina metodi preventivi, biologici e fisici per controllare parassiti e malattie, usando i prodotti chimici di sintesi solo in modo mirato) e al loro utilizzo sul campo, sia alla comparsa di organismi nocivi, quali parassiti, malattie ed erbe infestanti difficili da controllare. Tutti questi problemi rappresentano un rischio anche in termini di diminuzione del tasso di autosufficienza e gestione della sicurezza alimentare.
Sono queste constatazioni che hanno indotto l’UFAG, in collaborazione con le cerchie interessate, in primis i contadini, a elaborare la strategia, in dieci punti, presentata oggi. Il decalogo mira in particolare a creare una piattaforma nazionale per il monitoraggio sullo stato delle opzioni di protezione che consenta di agire a seconda delle lacune identificate; sviluppare una rete di competenze per il coordinamento e lo sviluppo di soluzioni e introdurre una rete di dimostrazione per promuovere nuove misure nella pratica; promuovere le varietà robuste; sviluppare ulteriormente la lotta biologica classica; ottimizzare le tecniche di applicazione che consentono di ridurre i rischi associati all’uso di pesticidi; e semplificare la procedura di omologazione dei prodotti fitosanitari.
Alcune delle dieci misure sono in fase di sviluppo o già attuate (ad esempio i provvedimenti sull’omologazione dei pesticidi); altre devono essere elaborate ex novo. Contribuiscono tutte a raggiungere gli obiettivi generali della politica agricola attuale e futura e serviranno da linee guida per rafforzare la produzione vegetale, garantire derrate alimentari sane e preservare le risorse naturali. Facendole confluire nell’elaborazione della politica agricola nell’orizzonte temporale 2030 (PA30+) dovrebbe essere possibile attuarle integralmente a partire dal 2030.
Il successo dell’applicazione della strategia dipenderà da un lato dall’interesse e dalla partecipazione di tutti gli attori coinvolti, in particolare dall’impegno delle associazioni, dei ricercatori, dell’industria e dell’agricoltura. Dall’altro, l’attuazione concreta delle misure richiederà risorse supplementari e adeguamenti giuridici, precisa l’UFAG nella pubblicazione.