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UDC lancia campagna per iniziativa “No a Svizzera da 10 milioni!”

Keystone-SDA

Limitare la popolazione in Svizzera a 10 milioni significa garantire salari dignitosi, preservare l'ambiente ed evitare il sovraccarico delle infrastrutture.

(Keystone-ATS) Lo affermano i promotori dell’Iniziativa per la sostenibilità, che oggi hanno presentato davanti ai media i loro argomenti in vista delle prossime votazioni federali.

La richiesta di modifica costituzionale “No a una Svizzera da 10 milioni!” (Iniziativa per la sostenibilità) chiede di limitare la popolazione residente permanente a un massimo di 10 milioni di persone entro il 2050.

Il testo mira a frenare l’immigrazione per proteggere il sistema sanitario e formativo, tutelare il territorio e offrire infrastrutture e salari dignitosi. È questa, in estrema sintesi, la campagna lanciata dall’UDC, partito promotore dell’iniziativa sulla quale popolo e Cantoni saranno chiamati ad esprimersi il prossimo 14 giugno.

“Oltre 100’000 immigrati all’anno”

Stando al Comitato che si batte per il sì, a fine del 2025 la Svizzera contava circa 9,1 milioni di abitanti e, dall’introduzione della libera circolazione, sono arrivati nel Paese 1,5 milioni di immigrati, pari a oltre 100’000 ogni anno, provenienti dall’Unione europea (UE), da Paesi terzi e attraverso il canale dell’asilo.

“Abbiamo perso il controllo”, ha dichiarato oggi il consigliere nazionale Thomas Matter (ZH) in conferenza stampa a Berna. “Le conseguenze negative di questa immigrazione sfrenata si fanno sentire ogni giorno: carenza di alloggi, affitti sempre più cari, massiccia cementificazione del territorio. Traffico e treni sempre più affollati e aumento della criminalità”, ha proseguito il vicepresidente dell’UDC..

“Il sistema sanitario è al limite, i costi sono diventati insostenibili e la qualità dell’istruzione nelle scuole è in calo” ha aggiunto Matter, sostenendo che “molti si sentono sempre più stranieri nel proprio Paese”.

“Vogliamo una Svizzera vivibile. Vogliamo che anche le generazioni future possano vivere nel benessere, nella pace e circondati da un bel paesaggio”, gli ha fatto eco il collega al Nazionale Marcel Dettling (SZ), presidente del partito democentrista. “Più persone significa anche un approvvigionamento alimentare più precario per l’intera popolazione”, ha evidenziato. “Ogni secondo scompare circa un metro quadrato di superficie verde. La nostra bella Svizzera viene cementificata”, ha poi aggiunto Dettling.

Criminalità importata

Il Comitato ha inoltre parlato di “criminalità importata”, citando alcune cifre pubblicate dall’Ufficio federale di statistica (UST). “In particolare le donne, le città e i Cantoni di confine sono colpiti dalla perdita di sicurezza. La violenza aumenta, così come determinate forme di criminalità, come le lesioni corporali e le aggressioni sessuali”, ha dichiarato la consigliera nazionale ginevrina Céline Amaudruz, elencando alcuni titoli di cronaca delle scorse settimane per indicare come la maggior parte degli autori di crimini in Svizzera provengano dall’estero, in particolare dal Maghreb per quanto riguarda i crimini commessi nei Cantoni romandi, stando ad Amaudruz.

Davanti ai media, Sandra Sollberger, consigliera nazionale (BL) e imprenditrice, ha invece illustrato come “l’immigrazione incontrollata pesa direttamente sulla nostra vita quotidiana, ogni giorno, in tutto il Paese. Sul tragitto verso il lavoro, mentre facciamo acquisti, durante una gita in famiglia: le nostre strade sono intasate, i nostri treni sono sovraffollati. Noi artigiani sappiamo bene cosa significa. Restiamo bloccati nel traffico invece di lavorare dai clienti”, ha detto.

Il Ticino come esempio

Nel corso della conferenza stampa ha poi preso la parola anche il consigliere agli Stati Marco Chiesa. “Noi ticinesi conosciamo da tempo le conseguenze di un’immigrazione incontrollata e del caos nel settore dell’asilo. Per noi non è teoria. Non è un dibattito accademico. È realtà vissuta sulla nostra pelle”, ha detto il “senatore”.

“Quello che oggi molti Cantoni iniziano appena a percepire, in Ticino lo viviamo da anni. Abbiamo visto cosa succede quando la pressione migratoria supera la capacità di assorbimento di una regione”, ha proseguito Chiesa. “Abbiamo visto cosa significa vivere in una regione in cui l’aumento dei frontalieri e della manodopera importata non porta stabilità, ma insicurezza”, ha reiterato, sottolineando che a sud delle Alpi “il massiccio aumento della concorrenza sul mercato del lavoro ha fatto sì che i salari venissero costantemente spinti verso il basso”.

“Se, grazie alla libera circolazione delle persone, le aziende possono attingere a un enorme potenziale esterno e a basso costo di manodopera, il lavoratore residente perde potere contrattuale, soprattutto il ceto medio”, ha aggiunto Chiesa.

Benvenuti 40’000 lavoratori all’anno

Secondo i promotori, la Confederazione necessita quindi di “un’immigrazione ragionevole”. Stando ai democentirsti “anche con l’accettazione dell’iniziativa, potrebbero comunque immigrare in Svizzera ancora circa 40’000 lavoratori qualificati e altre persone all’anno”. Si tratta di molte più persone di quante “il Consiglio federale ci aveva promesso prima della libera circolazione delle persone con l’UE, ha affermato il Comitato.

Qualora la proposta di modifica costituzionale venisse accolta da popolo e Cantoni il prossimo 14 giugno, spetterebbe all’Esecutivo e al Parlamento adottare le contromisure richieste dagli iniziativisti, in particolare nel settore dell’asilo e del ricongiungimento familiare, e questo già a partire da 9,5 milioni di residenti. In caso di un sì alle urne, Berna dovrebbe inoltre rivalutare accordi internazionali, tra cui la libera circolazione con l’UE.

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