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UBS presenta nuovo modello sistema previdenza vecchiaia svizzera

Keystone-SDA

UBS presenta un progetto di riforma globale per il sistema pensionistico svizzero. In un documento programmatico, la grande banca delinea la transizione verso un sistema basato in misura nettamente maggiore sulla capitalizzazione a partire dal 2035.

(Keystone-ATS) Il documento, definito come uno “scenario teorico”, descrive una ristrutturazione fondamentale del sistema dei tre pilastri. Il fulcro della proposta presentata oggi è la sostituzione dell’AVS con un nuovo 1° pilastro basato sul primato delle prestazioni fondato sulla capitalizzazione. Concretamente lo Stato garantirebbe una rendita fissa calcolata in base allo stipendio; tale rendita non verrebbe finanziata con le tasse dei giovani di oggi (come l’AVS attuale, che è a ripartizione), ma sarebbe creata accumulando e investendo un capitale reale in un fondo, esattamente come avviene per le casse pensioni. Contributi pari complessivamente al 20% verrebbero prelevati sui salari fino a 50’000 franchi.

Il capitale risparmiato verrebbe investito e remunerato con un rendimento garantito dalla Confederazione. Eventuali deficit di finanziamento verrebbero ammortizzati dalla Confederazione attingendo alle entrate fiscali ordinarie.

Il 2° pilastro riguarderebbe la quota di salario superiore a 50’000 franchi e verrebbe trasformato in un puro sistema a contribuzione definita, senza garanzie. Anche il pilastro 3a verrebbe ristrutturato: gli incentivi fiscali legati alla progressione del reddito dovrebbero essere invertiti a favore dei redditi più bassi. Inoltre, a partire dai 45 anni verrebbe introdotta un’assicurazione obbligatoria per le cure di lunga durata come 4° pilastro.

L’età pensionabile dovrebbe aumentare gradualmente e venire parzialmente agganciata all’aspettativa di vita: nello specifico, verrebbe adeguata al 67% dell’incremento della speranza di vita a partire dai 60 anni. Per gli attuali diciottenni, l’età di riferimento potrebbe così salire a lungo termine verso i 68 anni.

Questa transizione avrebbe un prezzo. Infatti, durante una lunga fase transitoria, la popolazione attiva dovrebbe finanziare contemporaneamente le rendite AVS in corso e accumulare il proprio capitale di vecchiaia.

Solo i diritti AVS esistenti richiederebbero, tra il 2035 e il 2100, una media di 43,7 miliardi di franchi all’anno in nuovi contributi federali. Gli autori stimano che le entrate fiscali dovrebbero aumentare di circa il 18% durante la transizione, e del 3% a lungo termine. Un’eccezione al freno al debito sarebbe inevitabile.

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