UBS: Kelleher, “contro proposte capitale proprio valutiamo opzioni”
Il presidente del consiglio di amministrazione (Cda) di UBS Colm Kelleher ha ribadito le critiche della banca riguardo ai requisiti patrimoniali che il Consiglio federale intende imporre all'istituto.
(Keystone-ATS) A suo avviso essi comprometterebbero in modo significativo la competitività dell’unica grande banca elvetica rimasta. Kelleher ha anche minacciato implicitamente conseguenze.
“Lasciate che lo dica in modo inequivocabile: vogliamo mantenere la nostra sede principale in Svizzera”, ha dichiarato il 68enne durante l’assemblea generale degli azionisti di Basilea, stando al testo scritto del suo discorso. “Abbiamo sempre cercato una soluzione costruttiva e continuiamo a farlo”.
UBS è pronta a collaborare strettamente con il Dipartimento federale delle finanze (DFF), la Banca nazionale svizzera (BNS), l’autorità di vigilanza sui mercati finanziari Finma e il parlamento per focalizzarsi su un’agenda normativa pragmatica. “L’obiettivo deve essere quello di rafforzare la stabilità finanziaria e allo stesso tempo aumentare la competitività”, ha sostenuto il dirigente anglo-irlandese. Per questo è necessaria una “regolamentazione mirata, proporzionata e coordinata a livello internazionale” che sostenga sia il settore finanziario, sia la prosperità a lungo termine del paese.
Secondo Kelleher le proposte avanzate dal Consiglio federale richiederebbero che UBS detenga un capitale primario aggiuntivo (Common Equity Tier 1, CET1) di circa 22 miliardi di dollari (17 miliardi di franchi). Ciò porterebbe a un rapporto CET1 di circa il 18,5%. Il dato “è superiore di circa il 50% rispetto a quello dei nostri principali concorrenti e ci causa notevole preoccupazione”, ha ammonito il manager. “Abbiamo recentemente sperimentato cosa possono significare dazi elevati: immaginate se altri settori elvetici dovessero operare con dazi superiori del 50% rispetto ai loro concorrenti internazionali”. Sarebbe uno svantaggio competitivo notevole e comprometterebbe fondamentalmente il modello di affari di UBS, ha sostenuto.
Dalla crisi finanziaria globale del 2008 l’istituto ha ridotto notevolmente il proprio bilancio: la somma combinata di UBS e Credit Suisse è scesa di oltre due terzi. Inoltre UBS ha diminuito il proprio profilo di rischio, concentrandosi sulle attività di gestione patrimoniale e sulla banca universale svizzera, entrambi “settori di attività stabili e a basso rischio”. Da questi segmenti arrivano circa i tre quarti dei ricavi. La parte di bilancio della banca d’investimento si è ridotta in termini assoluti di quasi il 90%. “Parallelamente a questa trasformazione del modello di business, la nostra dotazione patrimoniale è triplicata”.
Il presidente del Cda ha anche fatto pressione sui legislatori. “È nostro dovere esaminare attentamente le opzioni appropriate per limitare il più possibile le conseguenze negative di queste proposte estreme”, ha detto riferendosi ai requisiti patrimoniali. In questo contesto e di fronte alla crescente pressione dei mercati e degli azionisti, importanti decisioni aziendali potrebbero presto diventare inevitabili, ha aggiunto. “Voglio ribadire: continuiamo a cercare una soluzione praticabile. Allo stesso tempo restiamo fedeli alla nostra strategia vincente e collaudata, orientata all’espansione della nostra attività di gestione patrimoniale. Escludiamo una riduzione dei campi di attività che creano valore”.
Circa le voci sulla durata dell’incarico del CEO Sergio Ermotti: “Sergio guiderà l’integrazione fino al suo completamento e successivamente si concentrerà sulla promozione della crescita e di rendimenti durevolmente più elevati. Inoltre, guiderà UBS attraverso l’attuale fase di incertezza normativa”.
Come si ricorderà, a fine marzo il 65enne manager ticinese aveva dichiarato che sarebbe rimasto alla guida dell’istituto almeno sino ad aprile 2027. Ieri sera la Reuters ha rilanciato le voci secondo le quali Ermotti potrebbe rimanere al suo posto anche nella seconda parte del 2027. Stando agli addetti ai lavori una volta abbandonata la guida operativa il dirigente potrebbe essere chiamato a ricoprire il ruolo di presidente del Cda.