UBS: il trimestre si annuncia forte, ma pesano incertezze capitale
UBS dovrebbe aver chiuso un altro trimestre operativamente solido, malgrado la complessa integrazione di Credit Suisse. L'attenzione, però, è tutta sul fronte normativo.
(Keystone-ATS) Mercoledì, in occasione della relazione sui risultati dei primi tre mesi del 2026, la banca dovrebbe presentare ulteriori precisazioni in merito alla recente decisione del Consiglio federale su requisiti di capitale più severi.
Come si ricorderà, la settimana scorsa il governo ha ribadito la linea dura sulla piena capitalizzazione delle filiali estere, il punto più contestato dall’istituto guidato da Sergio Ermotti. Ha invece rinunciato a chiedere la copertura integrale con capitale primario (CET1) per crediti d’imposta differiti e software. La ministra delle finanze Karin Keller-Sutter ha però avvertito che potrebbe tornare su questa deroga se il parlamento non recepirà adeguatamente la normativa sulle controllate estere.
Stando a UBS le nuove misure richiederebbero un capitale CET1 aggiuntivo di circa 22 miliardi di dollari, portando il coefficiente di capitale al 18,4% (dal 14,4% di fine 2025). A questi si aggiungono 15 miliardi già necessari per l’acquisizione di CS, per un totale di 37 miliardi. Il Consiglio federale stima invece un fabbisogno aggiuntivo di 20 miliardi, con un aumento effettivo di soli 9 miliardi grazie all’attuale solidità patrimoniale.
Sul fronte operativo, l’avvio del 2026 dovrebbe essere stato positivo: gli analisti prevedono ricavi e utili in netta crescita rispetto all’anno precedente, in linea con i risultati delle grandi banche americane. Inoltre a metà marzo UBS ha completato la migrazione dei clienti svizzeri di Credit Suisse, spegnendo i vecchi sistemi informatici. Questo passaggio apre la strada alla maggior parte dei tagli di personale: a fine dicembre gli occupati (a tempo pieno) erano circa 103’000 e negli ambienti bancari si prevede una riduzione finale verso gli 80’000.