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UBS: Ermotti ribadisce, “no a requisiti patrimoniali esagerati”

Keystone-SDA

Il CEO di UBS Sergio Ermotti torna a ribadire l'opposizione della banca all'inasprimento dei requisiti patrimoniali approvato dal Consiglio degli Stati (CSt), ma esclude la necessità di intervenire subito sul modello di affari dell'azienda.

(Keystone-ATS) Il progetto di legge che è ora sul tavolo non è una soluzione per portare a un equilibrio la stabilità finanziaria, la protezione dei contribuenti e la competitività di UBS, ha dichiarato oggi il 66enne in una videoconferenza con gli analisti in occasione della pubblicazione dei risultati trimestrali dell’impresa.

Come si ricorderà poco più di un mese fa la camera dei cantoni aveva approvato norme più severe per il capitale proprio delle banche di rilevanza sistemica. In base a tale decisione, UBS dovrebbe coprire le proprie filiali estere con capitale primario di classe 1, il cosiddetto CET1, nella misura del 90%. La scelta aveva sorpreso il mercato, poiché la commissione competente della stessa camera aveva proposto una soluzione più moderata, con una copertura suddivisa a metà tra CET1 e obbligazioni AT1. Ora la questione passa al Consiglio nazionale.

Per Ermotti, la decisione del CSt è “molto preoccupante” e continua a ignorare le obiezioni espresse dalla stragrande maggioranza dei partecipanti alla consultazione. I requisiti patrimoniali elvetici, già tra i più severi a livello mondiale, verrebbero ulteriormente inaspriti e in misura eccessiva, argomenta il dirigente.

Il numero uno di UBS ha inoltre richiamato il precedente del marzo 2023, quando la banca rilevò d’urgenza Credit Suisse. Anche oggi, ha sostenuto, la Svizzera si trova a un punto di svolta, nel quale vengono definite le condizioni che determineranno il futuro della piazza finanziaria per i prossimi decenni.

Sul possibile compromesso tra le posizioni politiche, il manager ha invitato alla cautela: l’istituto non intende commentare ogni ipotesi circolata nelle ultime settimane. Lui stesso e il presidente del consiglio di amministrazione Colm Kelleher si sono peraltro già espressi sulla proposta della commissione del Consiglio degli Stati, (50% CET1, 50% obbligazioni AT1): questa soluzione sarebbe comunque molto costosa per UBS, ha ribadito il CEO, ma rappresenterebbe un compromesso più equilibrato rispetto a quella fatta propria dal plenum.

Ermotti ha anche escluso di voler discutere pubblicamente eventuali piani d’emergenza prima che le decisioni normative siano definitive. Le priorità della banca restano ancorate agli interessi di lungo periodo degli azionisti, dei clienti e dei dipendenti in tutto il mondo, ha detto. In un contesto altamente competitivo UBS deve poter continuare a crescere in modo sostenibile, mantenendo il proprio modello di affari diversificato, con una presenza sia globale sia regionale. Un cambiamento prematuro della strategia, in assenza di regole definitive, non è quindi giustificato, ha sottolineato.

Secondo le tempistiche indicate da Ermotti, le nuove disposizioni sulla copertura patrimoniale delle partecipazioni estere potrebbero entrare in vigore verso la fine del 2027 o soltanto nel 2028. L’applicazione avverrebbe inoltre gradualmente, nell’arco di più anni. La banca non si sente dunque sotto pressione per modificare nell’immediato il proprio modello operativo, che il CEO considera attualmente efficace. Il margine temporale consente a UBS di attendere l’evoluzione dell’iter politico e regolamentare prima di valutare le eventuali conseguenze delle nuove prescrizioni.

Un aggiornamento dei piani finanziari di medio termine è atteso nel febbraio 2027, in occasione della pubblicazione dei risultati del quarto trimestre. In quella sede, la direzione presenterà anche le prospettive per il 2028 e il 2029, tenendo conto, in linea generale, del quadro normativo allora vigente, ha concluso Ermotti.

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