UBS: CFO rassicura azionisti, “nessun impatto su remunerazioni”
UBS non si aspetta ripercussioni significative nel breve periodo sulla remunerazione degli azionisti, malgrado il possibile inasprimento dei requisiti patrimoniali in Svizzera.
(Keystone-ATS) Allo stesso tempo, la grande banca punta sull’intelligenza artificiale (IA) per aumentare i ricavi, facendo leva sui guadagni di produttività dopo la conclusione dell’integrazione di Credit Suisse, ha dichiarato il responsabile delle finanze Todd Tuckner in un’intervista all’agenzia Awp.
Il nodo principale resta la decisione del Consiglio degli Stati, che ha approvato a sorpresa l’obbligo per UBS di coprire le proprie filiali estere con capitale primario di classe 1 (CET1) nella misura del 90%. La proposta, che deve ora essere affrontata dal Consiglio nazionale, ha suscitato forti critiche da parte della banca.
“Non voglio fare speculazioni su questo tema, considerato il processo in corso”, afferma a questo proposito Tuckner. “Continueremo a partecipare al processo politico. Auspichiamo una soluzione che favorisca la stabilità finanziaria, senza provocare costi sproporzionati per gli azionisti, i clienti e i collaboratori e senza compromettere la nostra competitività”. A suo avviso la regola del 90% comporterebbe “chiaramente un ulteriore inasprimento eccessivo dei requisiti patrimoniali elvetici, che già oggi figurano tra i più severi al mondo”.
Le nuove regole sollevano interrogativi sulla capacità di UBS di continuare a remunerare gli azionisti attraverso dividendi e riacquisti di azioni. Il manager americano sottolinea però che le disposizioni attualmente sul tavolo entrerebbero in vigore non prima del 2028 e potrebbero essere applicate anche più tardi. “Per quanto riguarda gli effetti sui nostri risultati a breve termine, non voglio anticipare l’aggiornamento annunciato che forniremo nel prossimo trimestre; lo stesso vale per i nostri piani di restituzione del capitale per il 2027”, aggiunge. “Non ci aspettiamo comunque che la regolamentazione definitiva abbia un impatto significativo sulle restituzioni di capitale nel breve termine”.
Entro la fine dell’anno UBS dovrebbe concludere la pluriennale integrazione di Credit Suisse, acquisita nel 2023 durante la crisi che aveva interessato il concorrente. “Il nostro focus si sposta dalla realizzazione delle sinergie verso una base di costi strutturalmente efficiente e un’allocazione disciplinata delle risorse. Questi due fattori creeranno margine di manovra per un’ulteriore crescita e per interessanti restituzioni di capitale agli azionisti”.
La maggiore efficienza dovrebbe consentire a UBS di investire nelle proprie attività, nella tecnologia e in iniziative destinate a sostenere lo sviluppo delle diverse divisioni. La conclusione dell’integrazione non cambierà, secondo il 61enne, l’orientamento strategico della banca. “Anche dopo l’integrazione il focus rimarrà sui nostri clienti e confermiamo il nostro impegno a favore di un modello di affari diversificato, con una presenza globale e regionale”, ha precisato.
Un ruolo centrale nella strategia futura sarà svolto dall’intelligenza artificiale, sulla quale UBS sta investendo in modo significativo. L’obiettivo è ottenere una maggiore leva operativa, aumentando la capacità di generare ricavi senza una crescita proporzionale dell’organico. Il dirigente non ha quantificato l’impatto dell’IA sull’occupazione, né ha indicato un obiettivo specifico di riduzione dei dipendenti. La sua dichiarazione delinea però una strategia nella quale l’incremento della produttività dovrà consentire alla banca di espandere i ricavi più rapidamente rispetto alla forza lavoro, anche al di là degli effetti legati all’integrazione di Credit Suisse.
Nell’intervista Tuckner affronta anche le conseguenze delle tensioni geopolitiche sull’inflazione e sui tassi. “Lo scenario di base è attualmente una politica monetaria un po’ restrittiva, finché i prezzi dell’energia rimarranno elevati alla luce degli sviluppi geopolitici”, osserva. La prospettiva di tassi più alti potrebbe sostenere la redditività delle banche, soprattutto attraverso i proventi da interessi. Il dirigente in forza a UBS dal oltre 20 anni avverte comunque che un costo del denaro più elevato potrebbe mettere sotto pressione l’economia.
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