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UBS: “prezzo del petrolio a 200 dollari se Hormuz rimane chiuso”

Keystone-SDA

Il prezzo del petrolio potrebbe schizzare fino a 200 dollari al barile se lo Stretto di Hormuz restasse chiuso a lungo: lo sostiene Alessandro Bee, economista di UBS, che in uno scenario di tal tipo prevede un crollo congiunturale mondiale.

(Keystone-ATS) “Nel nostro scenario di base partiamo dal presupposto che il mercato del petrolio si riprenderà gradualmente nei prossimi trimestri, magari con oscillazioni”, spiega l’esperto in un’intervista all’agenzia Awp. “Vediamo prezzi tra 80 e 100 dollari al barile. Se però lo Stretto di Hormuz rimanesse chiuso ancora lungo l’arco dei trimestri, allora le riserve di petrolio prima o poi si esauriranno e il mercato potrebbe andare nel panico. In tal caso riteniamo possibili anche tariffe tra 150 e 200 dollari”.

“Questo innescherebbe una recessione”, prosegue l’analista. Al di là del Medio Oriente, “un secondo rischio è naturalmente la politica economica imprevedibile di Donald Trump, come visto recentemente nelle relazioni con il Canada. Come terzo rischio vedo il settore dell’intelligenza artificiale. Se i grandi progressi di produttività non si concretizzassero, bisogna aspettarsi riduzioni significative degli investimenti. Questo potrebbe ripercuotersi sulla congiuntura”.

Difficile è anche la situazione sui mercati obbligazionari. Il rialzo dei rendimenti probabilmente è dovuto all’inflazione più alta e all’aspettativa di aumenti dei tassi, ma “è possibile anche che gli investitori stiano perdendo sempre più fiducia nella sostenibilità del debito”. Questo potrebbe portare a maggiori turbolenze.

Malgrado le nubi all’orizzonte, UBS scommette però su una netta ripresa dell’economia elvetica. “Sono vari gli indicatori che puntano a un miglioramento congiunturale in Svizzera. Innanzitutto gli indici PMI dei responsabili degli acquisti da marzo sono quasi costantemente sopra la soglia di crescita di 50: è un buon segno. Anche il PMI per i servizi è migliorato molto”. E ancora: “Mi rende fiducioso anche l’andamento dell’occupazione, dopo il rallentamento dell’anno scorso”.

Rallegranti sono al momento pure le prospettive internazionali. “Vediamo tendenze positive nella zona euro. Per esempio in Germania gli indicatori negli ultimi mesi hanno girato verso l’alto. Anche negli Usa abbiamo avuto buoni segnali. Direi che nel complesso il quadro ora indica un miglioramento congiunturale”, conclude il professionista.

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