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Trump tiene aperti i canali e invia il capo dell’Fbi a Mosca

Keystone-SDA

Donald Trump mantiene i canali aperti sul conflitto tra Russia e Ucraina e affida al direttore dell'Fbi la prima missione dal 2013 con tappe previste a Mosca e a San Pietroburgo.

(Keystone-ATS) Della visita di Kash Patel, anticipata alla vigilia della sua partenza dal quotidiano russo Kommersant e a poche settimane dal blitz moscovita del capo della Cia John Ratcliffe, mancano i dettagli su incontri e scopi, pur indicando che il tycoon mantiene l’attenzione sul dossier dopo la controversa intesa raggiunta con Vladimir Putin sulla vendita del diesel russo con il relativo allentamento delle sanzioni Usa.

Sono sempre più tesi invece i rapporti con Volodymyr Zelensky che oggi ha accusato gli alleati, Usa in primis, di non aver condiviso le informazioni di intelligence sui raid nella notte sulla capitale. Alimentando le indiscrezioni del Financial Time sul fatto che il tycoon abbia anche minacciato di sospendere informazioni di intelligence e il programma Purl di approvvigionamento in base al quale gli alleati europei dell’Ucraina acquistano sistemi statunitensi avanzati.

“L’accordo con la Russia è per il mercato mondiale”, ha ribadito il presidente americano, difendendo la sua iniziativa, prima di partire per un tour elettorale in Alaska. Le due parti “vogliono mettere fine alla guerra ma non sanno però come arrivarci”, ha aggiunto, assicurando che gli Stati Uniti continuano a condividere “l’intelligence con l’Ucraina”.

Il percorso verso la pace, tuttavia, appare in salita: la sua proposta di tregua energetica, allo scopo di risparmiare le infrastrutture dedicate di entrambe le parti, è in stallo. Zelensky ha denunciato gli attacchi russi a stretto giro dall’annuncio sul cessate il fuoco mirato da parte del tycoon, nell’ambito di operazioni ben più ampie che ancora una volta hanno preso di mira la capitale Kiev.

“La Russia ha rotto la tregua? Ve lo farò sapere”, ha tagliato corto sul punto Trump. Che, sul fronte interno, deve fronteggiare un crescente fronte bipartisan di malcontento sul diesel per i profili legali e di opportunità, visti i quantitativi limitati. Quasi una decina di senatori repubblicani e democratici si sono espressi contro l’accordo ed è probabile che molti altri lo critichino perché attuato senza preavvisi e consultazione. “Credo che ci siano molte più persone a criticarlo in privato.

La questione è se vogliano farlo pubblicamente”, ha notato Vin Weber, stratega del Grand Old Party ed ex componente della leadership Gop alla Camera. Appena due mesi fa, il Senato aveva approvato un pacchetto di dure sanzioni contro la Russia, il cosiddetto ‘pacchetto Graham’, in onore del senatore Lindsey Graham scomparso a inizio luglio pochi giorni dopo essere tornato da Kiev, che Trump aveva ritardato per mesi malgrado le crescenti pressioni dei colleghi repubblicani affinché le adottasse.

Intanto, tra le ipotesi di un piano di pace Usa-Ue, due nuove navi di proprietà ucraina sono state colpite da droni al largo delle coste della Bulgaria, nel Mar Nero, lasciando allo stato 11 persone disperse. Il premier Rumen Radev ha convocato l’ambasciatrice russa Eleonora Mitrofanova, esprimendo “dura condanna” per l’accaduto e rimarcando che “i risultati di questi attacchi” vanno in direzione di una responsabilità “della Russia”. Piena solidarietà a Sofia da parte del ministro degli Esteri Antonio Tajani: “Si tratta di un’escalation inaccettabile che mette a rischio la sicurezza della navigazione, la stabilità dell’intera regione e la sicurezza alimentare globale”.

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