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Trump rilancia l’offensiva dei dazi

Keystone-SDA

Donald Trump è pronto a scatenare una nuova guerra dei dazi. In vista della scadenza delle tariffe globali al 10%, l'amministrazione statunitense sta affilando le armi per lanciare la nuova offensiva già nei prossimi giorni. E nel mirino ci sarebbero ben 60 Paesi.

(Keystone-ATS) Mentre per Ottawa la stretta è già scattata, con l’annuncio di un 50% su alcuni beni e prodotti canadesi, come vino, mazze da hockey e cemento.

Nonostante l’allarme lanciato dai suoi consiglieri sui rischi che uno scontro commerciale potrebbe avere sulle elezioni di metà mandato, il presidente sembra dunque intenzionato ad andare avanti sulla sua strada, più che mai convinto che i dazi siano uno strumento privilegiato per raggiungere gli obiettivi americani e difendere l’interesse nazionale.

Così – riporta il Financial Times – Washington starebbe lavorando a diverse opzioni, e una decisione potrebbe essere annunciata già in settimana, in coincidenza con la scadenza di venerdì di quei dazi globali al 10% decisi dopo la bocciatura della Corte Suprema.

Le nuove tariffe dovrebbero essere introdotte sulla base dei risultati di un’indagine lanciata a marzo dall’amministrazione, quella per verificare se nei Paesi da cui gli Usa importano merci si pratichi il lavoro forzato. Questo consente a Trump di evitare il ricorso ai poteri di emergenza già bocciati dai giudici nella sentenza di febbraio.

I dazi dovrebbero essere pari a quelli del 10% già in vigore ma potrebbero spingersi fino al 12,5%. Ma il governo starebbe lavorando anche ad altre indagini che potrebbero conferirgli l’autorità legale per proporre aliquote ancor più elevate. L’Ue per il momento resta alla finestra e attende di vedere cosa succederà e se e come la Casa Bianca colpirà i 27.

“L’indagine dell’amministrazione sul lavoro forzato riguarda 60 Paesi e il 99% del nostro commercio. Questo dimostra la portata del problema che stiamo affrontando”, ha spiegato il rappresentate americano al commercio, Jamieson Greer, mettendo in evidenza che gli Stati Uniti “dispongono da anni di una legge che vieta l’importazione di merci prodotte in Stati dove si ricorre al lavoro forzato, norma che abbiamo applicato con rigore. Altri Paesi ne sono privi, e alcuni che la hanno non la fanno rispettare”.

Pur sostenendo sotto i riflettori il presidente, dietro le quinte alti funzionari starebbero consigliando a Trump di preservare la stabilità con i partner commerciali rispettando gli accordi conclusi da Washington nel 2025. Il rischio, a loro avviso, è quello di creare nuovi problemi a un’economia già sotto pressione per la guerra in Iran quando mancano poco più di 100 giorni alle elezioni di metà mandato.

“Non sono un grande fan dei dazi”, ha tagliato corto il leader dei repubblicani in Senato, John Thune, mostrando nervosismo di fronte alla nuova stretta imposta al Canada, con tariffe che sono state stabilite per la prima volta in base alla Section 338 del Tariff Act del 1930, quello che concede al presidente il potere di imporre dazi fino al 50% sui Paesi che discriminano dal punto di vista commerciale gli Stati Uniti.

“Il Canada è stato duro con noi per anni”, ha osservato Trump, che inoltre ha agitato lo spettro di ulteriori tariffe al vicino come ritorsione per la foschia che, in seguito agli incendi, ha avvolto molte città americane, fra cui Washington e New York. “Vedremo”, ripete da giorni Trump. La nuova ondata di dazi ha colto di sorpresa Ottawa: “Siamo pronti a intensificare i colloqui”, ha assicurato il premier canadese Mark Carney, sottolineando comunque di essere pronto a rispondere al nuovo affondo della Casa Bianca se i dazi entreranno in vigore fra un mese, come annunciato. “Stiamo valutando tutte le opzioni”, ha promesso un combattivo Carney, pronto a una nuova battaglia col presidente degli Stati Uniti.

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