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Trump attacca Caracas e cattura Maduro, ‘gestiremo la transizione’

Keystone-SDA

Donald Trump suggella mesi di minacce, sanzioni e pressione militare con un attacco in grande scala in Venezuela e la facile cattura di Nicolas Maduro insieme alla moglie, entrambi accusati di cospirazione per narcotraffico e terrorismo contro gli Stati Uniti.

(Keystone-ATS) Washington non effettuava un intervento così diretto in America Latina dall’invasione di Panama nel 1989 per deporre il leader militare Manuel Noriega, sulla base di accuse simili che gli costarono 20 anni di carcere.

Ma questa volta il tycoon si è spinto oltre, annunciando l’intenzione di gestire il Paese finché non ci sarà una transizione sicura e di voler mettere le mani su quelle che sono le più grandi riserve petrolifere del Paese, senza temere di dispiegare truppe sul terreno come ha fatto la scorsa notte. Il tutto in nome di una rispolverata Dottrina Monroe che rivendica l’influenza statunitense nella regione, anche a costo di quel ‘regime change’ che il tycoon aveva sempre contestato.

L’operazione, denominata “Absolute Resolve”, ossia risolutezza assoluta, ha suscitato le critiche dell’Onu e di gran parte della comunità internazionale, compresi i tradizionali alleati di Caracas: Russia, Cina, Iran e Cuba, che hanno condannato duramente l’intervento. Contraccolpi anche sul fronte interno, con i democratici che hanno condannato il blitz come illegale, la base Maga infuriata per l’ennesimo tradimento dell’isolazionismo dell’America First e il Congresso frustrato per essere stato bypassato sui poteri di guerra e informato solo a cose fatte. Per la Casa Bianca basta l’articolo 2 della Costituzione sui poteri del presidente, ma la base legale resta più che controversa, come per le decine di raid contro le presunte imbarcazioni dei narcos.

È stato lo stesso Commander in Chief a confermare su Truth alle 4:22 della notte americana che gli Stati Uniti avevano “portato a termine con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela e il suo leader, il presidente Nicolás Maduro, che è stato, insieme a sua moglie, catturato e portato fuori dal Paese”. L’operazione, che aveva avuto disco verde alle 22.46 di venerdì, è durata circa due ore e 20 minuti e ha coinvolto oltre 150 velivoli, tra cui caccia Stealth ed elicotteri Chinook, come ha poi riferito il capo dello Stato Maggiore congiunto Dan Caine. Gli aerei da guerra hanno smantellato le difese aeree venezuelane in modo che gli elicotteri potessero entrare a Caracas, dopo un blackout per consentire l’intervento delle forze speciali della Delta Force e dei ‘Night Stalkers’ usati per Bin Laden. Uno dei velivoli è stato colpito, ma è rimasto in grado di volare, mentre la capitale venezuelana era scossa da esplosioni e avvolta da colonne di fumo: nel mirino basi militari e il parlamento. Contemporaneamente, altri attacchi venivano sferrati negli stati di Miranda, Aragua e La Guaira. Nessuna vittima tra i soldati Usa, solo qualche ferito, mentre il governo venezuelano ha dichiarato che civili e personale militare sono rimaste vittime degli attacchi, senza fornire cifre.

Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores sono stati sorpresi mentre dormivano nella loro camera da letto in una “fortezza” e non hanno opposto resistenza. Quindi sono stati dapprima imbarcati sulla nave Iwo Jima e poi su un aereo per New York, dove già lunedì dovrebbero comparire in tribunale per essere nuovamente incriminati, dopo le imputazioni del 2020. Proprio nei giorni scorsi il leader venezuelano si era detto pronto a discutere con gli Usa di droga, petrolio e affari, ma Trump ha svelato di aver detto “no” ai suoi tentativi di negoziare sino alla fine. Il tycoon ha condiviso su Truth le immagini dell’attacco, “seguito in diretta come uno show”, e di Maduro in felpa Nike bendato e ammanettato.

Poi ha tenuto una lunga conferenza stampa per illustrare l’operazione, insieme al segretario di Stato Marco Rubio, al capo del Pentagono Pete Hegseth e a Caine. Il presidente ha celebrato “un assalto spettacolare senza precedenti dalla seconda guerra mondiale” e ha chiarito i prossimi passi. Il primo è che gli Usa gestiranno il Paese in attesa di una transizione “sicura e appropriata”, designando alcune persone e negoziando con la vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez, che si è detta pronta a collaborare.

Liquidata invece a sorpresa la leader dell’opposizione e premio Nobel per la pace María Corina Machado come possibile guida ad interim del Venezuela, nonostante si sia detta pronta a prendere il potere: “Non ha il sostegno né il rispetto all’interno del Paese”. Il secondo è che le major petrolifere americane sbarcheranno nel Paese: una conferma di quello che potrebbe essere uno dei veri scopi dell’operazione, ossia controllare le sue risorse energetiche e minerarie. Infine, un monito a Colombia e Cuba, dopo quello dei giorni scorsi all’Iran: “Pedro dovrebbe guardarsi il didietro”, ha minacciato Trump, evocando la produzione di cocaina colombiana inviata negli Usa. Bogatà si prepara e ha annunciato di aver già schierato l’esercito lungo la frontiera con il Venezuela per accogliere un eventuale esodo di rifugiati. Quanto all’Avana, “penso sarà una cosa di cui finiremo per parlare”, ha poi avvisato il tycoon.

Con questo intervento, dopo quello in Iran, Trump abdica alla promessa di essere un presidente di pace, compromette le chance per ottenere il Nobel e inaugura un avventurismo militare che rischia di fornire giustificazioni anche ai leader autoritari di Russia, Cina e altri paesi che vogliono dominare o ribaltare i propri vicini.

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