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Trump, “Teheran vuole accordo”, nuovo round in settimana

Keystone-SDA

Un passo avanti e due indietro. I colloqui tra gli Stati Uniti e l'Iran proseguiranno anche la prossima settimana ma Washington e Teheran restano in allerta.

(Keystone-ATS) Da una parte Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo per imporre, a sua discrezione, dazi del 25% sul petrolio iraniano, dall’altra il regime ha avvertito che se l’America attaccherà ci sarà una rappresaglia contro le basi USA nella regione. Uno scenario ancora incerto con un altro attore della vicenda, Benjamin Netanyahu, che ha annunciato un viaggio a Washington già mercoledì per incontrare Trump e discutere dei negoziati: qualsiasi colloquio “deve includere limitazioni ai missili balistici e la cessazione del sostegno all’asse iraniano”, ha fatto sapere l’ufficio del premier israeliano.

Ad una prima lettura sembrerebbe quindi che in Oman non è stato compiuto alcun progresso, al di là di una simbolica stretta di mano tra le due delegazioni. Ma il giorno dopo i primi colloqui tra i due Paesi dagli attacchi USA di giugno ci sono state anche altre dichiarazioni, più concilianti, che lasciano intravedere un barlume di speranza per una soluzione. Trump ha, infatti, espresso ottimismo sulla possibilità di un’intesa. “Abbiamo avuto colloqui molto positivi. Sembra che Teheran voglia davvero raggiungere un accordo”, ha detto il presidente americano parlando con i giornalisti a bordo dell’Air Force One. Il tycoon ha aggiunto che all’inizio della prossima settimana ci sarà un nuovo round di negoziati ma tuttavia, ha ribadito l’avvertimento che se “non accetteranno un’intesa le conseguenze saranno molto gravi”.

Il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di un’atmosfera “amichevole” a Muscat e ha confermato che i colloqui proseguiranno. Ha perfino dato la sua disponibilità a raggiungere un accordo “rassicurante” con gli Stati Uniti sull’arricchimento nucleare. Teheran però non intende arretrare sul programma missilistico balistico che, ha avvertito il ministro, “non potrà mai essere negoziato” con gli Stati Uniti. “La questione missilistica non potrà mai essere negoziata perché è una questione di difesa”, ha dichiarato Araghchi in un’intervista ad Al Jazeera.

Il ministro ha, inoltre, ribadito la minaccia che l’Iran prenderà di mira le basi americane nella regione se Washington attaccherà. “L’Iran è pienamente pronto a fornire una risposta decisa e rapida a qualsiasi minaccia, aggressione o errore di calcolo da parte dei suoi nemici”, ha incalzato il capo di Stato Maggiore delle Forze Armate iraniane, il maggiore generale Abdolrahim Mousavi, sottolineando che “qualsiasi tentativo di imporre una guerra amplierà la portata del conflitto all’intera regione, imponendo costi elevati e irreparabili ai suoi pianificatori e sostenitori”. Il commander-in-chief aveva minacciato un’azione militare contro Teheran per la repressione delle proteste del mese scorso. Ma negli ultimi giorni, anche dopo le pressioni di Turchia, Arabia Saudita e Qatar a non intervenire, la retorica del tycoon si è ammorbidita concentrandosi sul contenimento del programma nucleare dell’Iran.

Nella regione resta comunque schierato un gruppo navale americano guidato dalla USS Abraham Lincoln. L’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner hanno visitato la portaerei all’indomani dei colloqui in Oman. “Abbiamo ringraziato i marinai e i fanti di marina, abbiamo assistito alle operazioni di volo e abbiamo parlato con il pilota che ha abbattuto un drone iraniano che si era avvicinato alla portaerei senza un chiaro intento”, ha scritto Witkoff sui social postando una serie di foto della visita.

Nel frattempo Trump ha anche firmato un ordine esecutivo che prevede l’imposizione di dazi fino al 25% sui beni provenienti da Paesi che acquistano petrolio dall’Iran. Non si tratta di tariffe dirette su Teheran, come quelle imposte nel giorno dei colloqui in Oman, ma l’ordine fornisce al presidente americano la base legale per applicarli.

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