Terremoto in Colombia, 20 morti tra Manizales e Pereira
È di almeno 20 morti il bilancio ancora provvisorio del terremoto di magnitudo 7.4 che questa mattina ha colpito la Colombia.
(Keystone-ATS) Lo riferisce il quotidiano El Espectador, secondo cui le vittime sono state accertate nelle città di Manizales e Pereira, tra i centri più colpiti dal sisma.
Nel dipartimento del Chocó, lo stato più colpito dal terremoto, si registra inoltre una vittima e dieci feriti, mentre a Cali sono 19 le strutture danneggiate, dove molte persone risultano bloccate sotto le macerie.
In particolare, ci sarebbero anche bambini tra le persone intrappolate sotto le macerie dell’ospedale universitario di Cali, danneggiato dalla forte scossa. Lo riferisce Blu Radio, secondo cui alcune parti del policlinico sono crollate. Le squadre di soccorso sono impegnate nelle verifiche e nelle operazioni di assistenza.
Il sindaco di Bogotà, Carlos Fernando Galán, ha invece appena riferito che al momento non si registrano danni significativi in città, sebbene siano state segnalate diverse crepe in alcuni edifici. Nel frattempo, i vigili del fuoco della capitale colombiana hanno fatto sapere che stanno effettuando ispezioni quartiere per quartiere.
Intanto, gli aeroporti di Pereira, Manizales, Quibdó, Armenia, Cartago e Buenaventura in Colomiba sono chiusi “per motivi di sicurezza”. “Le operazioni aeree in questi terminal rimangono sospese fino alla valutazione dei danni strutturali nell’infrastruttura”, riferisce un comunicato ufficiale emesso dall’Aeronautica Civile colombiana.
Paura per nuove scosse
Intanto, cresce la paura per nuove scosse di assestamento dopo il sisma di magnitudo 7,4 che ha colpito il Paese questa mattina. “Abbiamo appena vissuto un grave evento sismico, ora ci preoccupano le repliche”, ha dichiarato la governatrice del Chocó, Nubia Carolina Cordoba, a Blu Radio, confermando un primo e parziale bilancio dell’evento, con feriti e danni agli edifici a Quibdó, capoluogo del dipartimento, e sottolineando la necessità di verificarne l’entità.
La governatrice ha spiegato che, nonostante l’epicentro sia stato individuato nel comune di San José del Palmar, il sisma ha provocato danni in diverse località dove sono state segnalate persone ferite.
Dal canto suo, su X, il neo presidente della Colombia Abelardo De la Espriella, ha scritto: “Ho diretto personalmente la gestione dell’emergenza a San José del Palmar. Ho disposto l’istituzione di un Centro di Comando Unificato per coordinare l’assistenza alle persone colpite”.
“Ho richiesto al Direttore della Protezione civile un rapporto dettagliato sulla situazione e sulle necessità più urgenti. Mi recherò inoltre personalmente a Pereira per stare vicino alle persone colpite e verificare la risposta del Governo. Non siete soli. Lo Stato è presente e sta intervenendo”, ha aggiunto.
Zona altamente sismica
La catena montuosa delle Ande è, in generale, una zona ad alta sismicità. La Colombia, in particolare, è esposta a un elevatissimo rischio sismico, essendo uno dei pochi Paesi al mondo in cui convergono tre placche tettoniche: la terraferma si trova sulla placca sudamericana, le isole di Gorgona e Malpelo poggiano sulla placca di Nazca, e le isole di San Andrés e Providencia sulla placca caraibica.
Il Paese registra una media di 50’000 terremoti al mese, sebbene la maggior parte di essi sia impercettibile all’uomo. Molte delle principali città della Colombia si trovano nella catena montuosa delle Ande o nelle due grandi valli che la dividono in tre catene, attraversate dai fiumi Cauca e Magdalena. L’epicentro del terremoto di oggi si trovava nella Cordigliera Occidentale, tra il fiume Cauca e l’Oceano Pacifico.
Proprio in quest’area si sono verificati alcuni dei terremoti più devastanti: nel 1999, un sisma di magnitudo 6.2 colpì la città di Armenia, quasi alla stessa latitudine ma nella Cordigliera Centrale, causando ingenti danni e quasi 1’000 vittime. Nel 1983, Popayán, nella Cordigliera Occidentale e più a sud, fu colpita da un terremoto che provocò 287 morti.