Telecamere del traffico hackerate, così è stato ucciso Ali Khamenei
Per chi ha visto la serie TV "Teheran" l'esito degli attacchi all'Iran di questi giorni sembrano un dejà vu. Cinque anni fa, quando la prima stagione dell'acclamata spy story andò in onda per la prima volta in Israele, sembrava una fiction di alto livello, ma fiction.
(Keystone-ATS) Oggi, dopo l’eliminazione della Guida suprema Ali Khamenei, nonostante le misure di sicurezza maniacali da cui era protetto, è lecito fantasticare che gli autori la sapessero davvero lunga.
Il Financial Times in un report dettagliato racconta che la pianificazione dell’operazione è iniziata addirittura nel 2001, quando l’allora primo ministro israeliano Ariel Sharon ordinò al Mossad di fare dell’Iran il suo obiettivo principale.
Per seguire i movimenti dell’inafferrabile leader, l’intelligence israeliana ha prima hackerato la vasta rete di telecamere del traffico a Teheran, con l’obiettivo di rintracciare le guardie del corpo di Khamenei. Poi ha utilizzato algoritmi e l’intelligenza artificiale per interpretare i dati e costruire modelli di vita reale delle bodyguard dell’ayatollah. Il Mossad sarebbe riuscire a bucare le telecamere anni fa, scoprendo che almeno una era puntata sul posto in cui la squadra di sicurezza era solita parcheggiare le auto blindate. L’intelligence ha creato fascicoli sugli indirizzi delle guardie, gli orari di lavoro, i turni e su chi dovevano proteggere.
Secondo le fonti del Financial Times, il giorno dell’attacco, Israele e gli Stati Uniti hanno interrotto il servizio di telefonia cellulare in Pasteur Street, dove il massimo rappresentante del clero sciita è stato ucciso: chiunque avesse tentato di contattare la sicurezza per fornire eventuali avvertimenti avrebbe trovato la linea occupata. Il lavoro certosino del Mossad e della CIA ha ottenuto il risultato di riuscire a seguire tutti i movimenti e rintracciare il Rahbar (la Grande Guida) fino all’incontro letale di sabato, per colazione con altri alti funzionari. La CIA dal canto suo avrebbe avuto anche un informatore sul terreno. La maggior parte del lavoro di interpretazione dei dati è stata svolta dall’Unità 8200 dei servizi segreti militari dell’IDF, che ha utilizzato strumenti di intelligenza artificiale e sviluppato algoritmi dedicati per scoprire lo “schema di vita” di Khamenei e delle persone a lui più vicine.
“Conoscevamo Teheran come conosciamo Gerusalemme”, ha dichiarato un funzionario dell’intelligence israeliana al Financial Times. “E quando conosci un posto così bene come conosci la strada in cui sei cresciuto, ti accorgi di una sola cosa fuori posto”, ha detto.
Israele ha attaccato il complesso in cui Khamenei era sorvegliato utilizzando missili Sparrow, mentre gli aerei erano rimasti schierati per ottenere un effetto sorpresa tattico, nonostante il livello di allerta in Iran fosse al massimo.
In totale, sarebbero stati lanciati 30 missili contro il complesso, subito dopo la conferma dell’informatore usato dagli americani che l’incontro era effettivamente in corso. Ora, se il “regime change” effettivamente avverrà, sarà tutto grazie alle telecamere, le stesse che le unità speciali dei pasdaran usavano per sorvegliare la popolazione e identificare i giovani che partecipavano alle manifestazioni. Uccisi a decine di migliaia dalle guardie rivoluzionarie neanche due mesi fa.