Tasse sui veicoli elettrici dal 2030, molte le opposizioni
La nuova tassazione dei veicoli elettrici proposta dal Consiglio federale per il 2030 ha suscitato una levata di scudi. I partiti, l'Associazione Traffico e Ambiente (ATA) e il TCS chiedono modifiche o respingono il progetto. La consultazione si è conclusa venerdì.
(Keystone-ATS) Nel suo progetto, il governo propone due alternative. La prima prevede una tassa sul numero di chilometri percorsi. Più il veicolo è pesante, più alta sarà la tariffa, che in media sarà di 5,4 centesimi/km.
L’altra prevede una tassa sulla corrente elettrica utilizzata per ricaricare il veicolo. L’imposta, la cui tariffa sarà di 22,8 centesimi/kWh indipendentemente dal tipo di veicolo, sarà riscossa presso le stazioni di ricarica. Il progetto dovrà essere approvato dal popolo e dai cantoni.
La nuova tassa mira a compensare la perdita di gettito fiscale derivante dalla diffusione delle auto elettriche in relazione all’imposta sugli oli minerali. Imposta che viene in particolare destinata alla manutenzione delle strade.
Semaforo rosso dell’UDC
L’UDC respinge in blocco la proposta e si oppone in particolare ai prelievi fatti pagare dagli automobilisti in favore delle finanze pubbliche. Secondo il partito, il denaro raccolto dovrebbe andare interamente nel Fondo per le strade nazionali e il traffico d’agglomerato (FOSTRA), senza essere dirottato nel bilancio della Confederazione.
Per il PLR, lo Stato non deve favorire né sfavorire una tecnologia. La mobilità elettrica deve essere incoraggiata in modo aperto e mirato. Pertanto, nessuna delle due opzioni proposte dal Consiglio federale convince i liberali radicali. L’attuazione tecnica e pratica di queste due opzioni non è semplice, sottolinea il partito. Rischia inoltre di generare più burocrazia sia per i cittadini che per lo Stato.
Il PLR chiede al Consiglio federale di attuare una soluzione transitoria e alternativa e di lavorare a una riforma sostenibile ed equa della tassazione dei veicoli elettrici a lungo termine. Il partito cita, come esempio di soluzione transitoria, un forfait moderato con una differenziazione in base al peso o alla potenza del veicolo.
Migliorare le condizioni quadro
Il Partito Verde Liberale (PVL) rifiuta l’introduzione di una tassa sui veicoli elettrici a partire dal 2030. Chiede invece al Consiglio federale di migliorare le condizioni quadro per facilitare lo sviluppo della mobilità elettrica al fine di rispettare gli obiettivi climatici. Il partito ritiene che una tassa supplementare a partire dal 2030 comprometterebbe i progressi compiuti e il proseguimento dell’elettrificazione.
Da parte loro, i Verdi accolgono con favore l’introduzione di una tassa sui chilometri percorsi dai veicoli elettrici. Tuttavia, questa misura non deve essere considerata isolatamente, ma andrebbe inserirsi in una politica climatica coerente, sottolineano gli ecologisti. A tal fine è necessario un piano chiaro volto a fermare la circolazione di nuovi veicoli a combustione interna. Il partito chiede anche investimenti significativi nella mobilità sostenibile.
Il TCS a favore di un approccio graduale
L’Associazione Traffico e Ambiente (ATA) chiede che la tassazione dei veicoli elettrici non sia introdotta prima del 2035. Se la tassa proposta dal Consiglio federale costituisce un passo nella giusta direzione nel rispetto del principio “chi inquina paga”, la sua introduzione non deve compromettere gli obiettivi generali della politica climatica.
Il Touring Club Svizzero (TCS) raccomanda invece un approccio graduale. In una prima fase, la tassazione delle auto elettriche dovrebbe avvenire attraverso una tassa forfettaria. Il forfait, calcolato in base al peso del veicolo, dovrebbe essere moderato all’inizio per non frenare il passaggio alla mobilità elettrica. Successivamente, essa dovrebbe essere sostituita da un sistema di tassazione basato sul consumo di elettricità. È essenziale garantire il finanziamento a lungo termine delle infrastrutture di trasporto, osserva ancora il TCS.