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Svizzera malata di Ebola ricoverata a Ginevra, il marito a Zurigo

Keystone-SDA

La cittadina svizzera affetta da Ebola è attualmente ricoverata presso l'ospedale universitario di Ginevra (HUG), dopo essere stata rimpatriata oggi dalla Nigeria.

(Keystone-ATS) Suo marito, considerato un contatto stretto, tornato assieme a lei nella Confederazione, si trova in isolamento presso il nosocomio universitario di Zurigo (USZ), hanno indicato questa sera l’HUG e l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP).

Le condizioni di salute della paziente sono stabili. Rimarrà in isolamento finché il suo stato e le esigenze sanitarie lo richiederanno.

La donna, di 42 anni stando a un’informazione dell’agenzia di stampa britannica Reuters, e il suo coniuge, un collaboratore dell’ambasciata svizzera ad Abuja, capitale del paese che si affaccia sul Golfo di Guinea, sono stati trasportati oggi a Zurigo con un velivolo della Guardia aerea svizzera di soccorso (Rega), come indicato dalla stessa Rega a Keystone-ATS. I due sono poi stati trasferiti all’HUG e all’USZ, i centri di competenza in Svizzera per il trattamento dei casi di Ebola. Il trasferimento è avvenuto in elicottero in massima sicurezza.

I due nosocomi “sono in grado di fornire un’assistenza adeguata alle due persone interessate, garantendo la sicurezza sia del personale medico-sanitario sia di tutti gli altri pazienti”, scrive l’UFSP in una nota, sottolineando che non sussiste alcun rischio per la popolazione svizzera. La donna è stata infetta dal virus Ebola del ceppo Bundibugyo. Avrebbe contratto la malattia durante un viaggio col marito in Uganda alcune settimane fa. La Nigeria era considerata libera dall’Ebola da una decina d’anni.

La diagnosi risale al 20 ottobre e da allora la paziente si trovava in un ospedale privato ad Abuja. Le sue condizioni sono “molto migliorate, stabili; la paziente è cosciente, comunica e i risultati degli esami di laboratorio si stanno avvicinando ai valori di riferimento”, aveva riferito stamani il ministro della sanità nigeriano, Muhammad Ali Pate, in un comunicato, aggiungendo che “ciò non significa che non sia più contagiosa”. Pate aveva anticipato l’imminente rientro in Svizzera dei due coniugi.

Nel corso di un colloquio telefonico con Pate, la consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, direttrice del Dipartimento federale dell’interno (DFI), che comprende il settore della sanità, ha espresso la sua profonda riconoscenza per l’ottima assistenza fornita dal personale medico nigeriano ai cittadini svizzeri e per la stretta collaborazione delle autorità nigeriane e dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), che ha reso possibile il rimpatrio, indica l’UFSP.

Il virus Ebola causa una grave malattia infettiva. La trasmissione avviene attraverso il contatto ravvicinato con una persona infetta sintomatica o con un animale infetto.

USZ e HUG dispongono delle infrastrutture necessarie, tra cui reparti di isolamento, e di personale medico qualificato per curare pazienti affetti da questa malattia. Due persone che hanno contratto il virus in Africa sono già state curate in passato in Svizzera: un’antropologa di cittadinanza elvetica nel 1995 e un medico cubano nel 2014. Quest’ultimo era stato contagiato durante una missione umanitaria in Sierra Leone. Entrambi i pazienti sono sopravvissuti.

Le autorità sanitarie nigeriane hanno individuato 53 persone entrate in contatto con la 42enne. L’OMS ha avvertito che l’Africa sta affrontando un’epidemia di Ebola “complessa”, con il virus ormai presente nella parte occidentale, orientale e centrale del continente.

L’epidemia, causata dal ceppo Bundibugyo – per il quale non esistono né vaccini né trattamenti specifici – sta devastando la Repubblica democratica del Congo, dove da maggio si sono registrati oltre 4600 decessi.

Alcuni esperti in Nigeria nutrono preoccupazione riguardo all’eventuale diffusione della malattia nell’arco di tempo intercorso tra l’arrivo della donna nel paese dall’Uganda, il 3 ottobre, e il 20 dello stesso mese, anche se le autorità sanitarie nigeriane sono riuscite a contenere con successo un’epidemia di Ebola circa dodici anni fa.

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