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Storica missione Usa all’Avana. Trump, ‘presto una nuova alba’

Keystone-SDA

Ora si fa sul serio. Il negoziato diplomatico tra gli Stati Uniti e Cuba è entrato nel vivo.

(Keystone-ATS) Dopo settimane di indiscrezioni circa contatti più o meno riservati, una delegazione del Dipartimento di Stato è atterrata all’Avana dove ha incontrato venerdì scorso dirigenti locali la cui identità è rimasta ignota.

È emerso solo uno nome, ma è di quelli che contano: Raul Rodríguez Castro, 41 anni, soprannominato “El Cangrejo”, (il granchio) per una malformazione a una mano, figura di assoluto rilievo della politica cubana. È nipote dell’ex presidente, Raul, che malgrado i 94 anni viene considerato ancora l’uomo forte all’Avana. La stessa figlia, Mariela, ha confermato che il padre “sta partecipando direttamente”, al processo negoziale.

Una missione, rivelata da Axios, che rappresenta una svolta storica nei rapporti tra i due paesi: è la prima volta che un aereo del governo Usa atterra nell’isola da quando Obama la visitò dieci anni fa nel tentativo, poi fallito, di un disgelo. Un’apertura di dialogo diplomatico che, come capita sempre nei rapporti tra Usa e Cuba, è accompagnata da minacce più o meno velate, di un possibile intervento armato. Appena ieri sera, a Phoenix, Arizona, parlando a un evento, Donald Trump ha detto che “molto presto ci sarà una nuova alba per Cuba”.

Nulla di più, anche se sono settimane che il tycoon va ripetendo che dopo l’Iran, si dedicherà a decidere il destino dell’Isola. Del resto, da sempre il dossier cubano in Usa ha un potente valore in chiave di politica interna: secondo un recentissimo sondaggio del Miami Herald, il 79% dei cubani residenti nel sud della Florida appoggia un intervento militare nell’Isola per ribaltare il governo castrista di Miguel Díaz-Canel. Anche Lula, il più importante leader progressista dell’America Latina, dal vertice di Barcellona si è detto “preoccupato” per la situazione della popolazione, auspicando che presto finisca il blocco imposto dagli Usa.

Minacce a parte, il confronto è partito: i funzionari Usa avrebbero soprattutto sollecitato l’introduzione di riforme democratiche e messo in guardia dai rischi derivanti dal non accogliere i loro consigli. La delegazione Usa avrebbe anche offerto il proprio aiuto per ripristinare i servizi internet attivando i satelliti Starlink.

Oltre all’offerta di accesso alla rete e alla discussione sulla necessità per Cuba di riformare il proprio sistema economico e di governo, i funzionari del Dipartimento di Stato hanno ribadito la politica di lunga data degli Stati Uniti volta a contribuire all’abolizione dell’embargo contro Cuba.

Sin qui la carota, ma poi viene anche il bastone. Gli Usa chiedono il risarcimento dei residenti e delle aziende statunitensi i cui beni e proprietà furono confiscati dopo la Rivoluzione del 1959, il rilascio dei prigionieri politici, la garanzia al popolo cubano di maggiori libertà politiche, che includerebbero, in futuro, elezioni libere ed eque.

I funzionari statunitensi hanno anche espresso “preoccupazione per la presenza di servizi segreti, gruppi militari e terroristici stranieri che operano con il permesso del governo cubano a meno di 160 chilometri dal territorio americano”. “Il presidente Trump – conclude la fonte a Axios – è determinato a perseguire una soluzione diplomatica, se possibile, ma non permetterà che l’isola si trasformi in una grave minaccia per la sicurezza nazionale se i leader cubani non saranno disposti o in grado di agire”.

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