La televisione svizzera per l’Italia

Stefano Knuchel: “Hugo Pratt ha uno scrigno alla sua altezza”

Keystone-SDA

Il regista ticinese Stefano Knuchel presenta alla Mostra di Venezia "Il desiderio di essere inutile - Hugo a Venezia", il terzo e ultimo capitolo della sua trilogia sul fumettista italiano Hugo Pratt. Termina così un'avventura durata vent'anni. Intervista al cineasta.

(Keystone-ATS) Stefano Knuchel, grande amante dell’opera di Hugo Pratt, all’anagrafe Ugo Eugenio Prat (1927-1995), ha iniziato a lavorare alla sua trilogia di documentari sul creatore di Corto Maltese nel 2006, spiega in un’intervista telefonica a Keystone-ATS.

Progetto ventennale

“La cosa che mi affascinava di Pratt è che ci sono vari momenti nella vita in cui ha superato un ostacolo”, afferma. Il primo film “Hugo in Africa” (2009) parla dell’infanzia traumatica in Etiopia, negli anni 1935-1936 colonia italiana sotto il fascismo; il secondo, “Hugo in Argentina” (2021), narra del suo periodo come giovane disegnatore, mentre l’ultimo, “Il desiderio di essere inutile – Hugo a Venezia”, è un’immersione nell’immaginario e la vita dell’artista sviluppatasi fra Venezia, il Pacifico e infine la Svizzera. Tre documentari molto diversi nella forma, dice.

Il terzo “parla del suo rapporto alla trasmissione”, precisa. Pratt si è alimentato grazie ad altri autori, tra i quali Hermann Hesse, che vediamo sia nel documentario sia nell’album “Le Elvetiche” (1987), un omaggio alla mitologia e alla storia della Svizzera, della saga di Corto Maltese. “Ha arricchito la loro arte e l’ha data ad altri”, spiega il regista. “Questo è il superamento più grande per un artista, cioè quello in cui da uomo passa ad essere artista e, da artista diventa un’opera che vive per sempre.”

Knuchel condivide con grande gioia il suo lavoro, frutto di molti anni di ricerca, complice il suo passato da giornalista. “L’esperienza è stata veramente bella e Pratt ha il suo scrigno che è all’altezza di quello che credo essere il valore del suo lavoro”, afferma parlando della trilogia prodotta dalla ticinese Fiumi Film. “Le cose che ho vissuto facendo questi tre film sono assolutamente incredibili”, dice, evocando ad esempio la loggia massonica visitata nell’ultima pellicola, che è la stessa in cui Pratt entrò nel 1974.

Diversi formati

Attraverso diversi formati, tra video di archivio, registrazioni audio di interviste a Pratt da parte del suo biografo Dominique Petitfaux, e – novità di questo terzo capitolo – l’introduzione di estratti dei fumetti di Corto Maltese, il documentario ci porta dall’infanzia di Pratt a Venezia, dove si è creato il suo immaginario, ai suoi ultimi anni di vita a Grandvaux (VD) passando dalle avventure nel Pacifico, con l’acqua come filo rosso, nel documentario come nella vita di Pratt. Ovunque sia stato nel mondo, ha sempre abitato vicino all’acqua, afferma Knuchel. Il regista ricollega la metafora dell’acqua al fatto di emergere e sprofondare, attraverso una poetica dell’immagine che coglie varie sfumature.

Il titolo “Il desiderio di essere inutile” rende omaggio all’omonimo libro di interviste che Petitfaux ha fatto a Pratt, apparso nel 1996 per Lizard Edizioni. Esso intende essere un omaggio anche al fumettista: “È una frase sua e come tutte le frasi di Pratt può essere letta da due prospettive”. “Nasce tutto da quel libro”, sottolinea Knuchel. “Il momento in cui ho capito che dietro Corto Maltese c’era un autore è stato uno dei grandi momenti della mia vita.”

La pellicola non è rivolta unicamente ad un pubblico di “prattiani”, “è anche interessante per chi si chiede cosa vuol dire essere artisti, cosa vuol dire creare”, spiega. Anzi, invoglia chi ancora non lo conosce, a fare un tuffo nei fumetti di Corto Maltese e a scoprire l’immaginario così ricco del suo autore.

Fra realtà e finzione

In questo documentario, come nell’arte di Pratt, la linea fra realtà e finzione è molto sottile. “Corto Maltese è il Dorian Gray di Hugo Pratt”, dice Knuchel, facendo riferimento al personaggio di Oscar Wilde. “Corto Maltese nei tratti è più giovane alla fine che all’inizio della saga”, fa notare il regista che lavora anche per il Locarno Film Festival.

Ne “Le Elvetiche”, Corto Maltese beve una coppa dell’eterna giovinezza. “In qualche modo è proprio il momento in cui Pratt capisce che il transfert tra lui e il suo personaggio è avvenuto completamente”, afferma Knuchel.

Durante i dieci anni trascorsi in Svizzera, Pratt ha disegnato acquerelli per ogni Cantone, alcuni dei quali vengono mostrati nella pellicola. La sua locandina riporta un frammento di Corto Maltese che si trova nel disegno di San Gallo. Guardandolo bene, la somiglianza fra Pratt e il personaggio nato dal suo pennello è eclatante, fa notare il regista.

L’eredità di Pratt continua

Nonostante sia giunta al termine, la trilogia di Knuchel continuerà a vivere. Per l’anno prossimo “diversi festival hanno già proposto di far vedere i tre film”, dice.

Nella sua casa di Grandvaux, nel frattempo venduta, Pratt aveva infine trovato un unico posto per radunare i suoi circa 20’000 libri. Oggi essi sono liberamente accessibili all’hotel Villars Palace, di Villars-sur-Ollon (VD), spiega Knuchel, che ha passato dieci giorni con altre persone a metterli fedelmente in ordine.

Quello di Pratt, “è un mondo estremamente vivace che ti porta sempre dove non te l’aspetti”, dice. Per ora è un po’ come se il cerchio si chiudesse, perché Hugo tornerà a casa, nella Venezia dove il suo immaginario si è plasmato. Lo farà sabato 12 settembre alle 14:00, al Palazzo del Casinò al Lido di Venezia, in occasione della prima mondiale del documentario nel quadro delle “Proiezioni Speciali”.

Articoli più popolari

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR

SWI swissinfo.ch - succursale della Società svizzera di radiotelevisione SRG SSR