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Starmer sulla graticola per scandalo Mandelson, atteso ai Comuni

Keystone-SDA

Nuova resa dei conti a Westminster per il premier laburista britannico Keir Starmer, costretto a presentarsi alla Camera dei Comuni oggi per difendersi dall'ennesima rivelazione imbarazzante sulla nomina dell'ex ministro Peter Mandelson ad ambasciatore negli Usa.

(Keystone-ATS) Una scelta da lui fatta l’anno scorso a dispetto della tante ombre attribuite al passato di Mandelson, inclusi i legami già noti con il defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein, e revocata dopo alcuni mesi solo in seguito all’esplosione pubblica di nuovi dettagli sullo scandalo Epstein.

Starmer – preso di mira dalle opposizioni, che ne sollecitano le dimissioni evocando ogni strumento di pressione parlamentare, e oggetto di malumori risorgenti pure in alcuni settori del Labour – è chiamato a rettificare quanto dichiarato nei mesi scorsi sulla vicenda in Parlamento. Quando si era scusato parlando di “errore”, ma assicurando al contempo di aver seguito scrupolosamente i controlli e le verifiche previste dall’iter di nomina. Una garanzia smentita ora dai fatti, essendo trapelato sui media che Mandelson fu in realtà designato dal premier prima del completamento del cosiddetto processo di vetting, la verifica a cui tutti gli alti funzionari vengono sottoposti nel Regno Unito per avere accesso a ruoli che prevedano l’accesso a documenti e dati sensibili per la sicurezza nazionale; e che successivamente in quel processo emerse un parere contrario dei servizi d’intelligence, ignorato all’atto del placet.

Starmer ha scaricato la responsabilità di aver insabbiato tale parere al segretario generale del ministero degli Esteri, Olly Robbins, che è stato per questo silurato la settimana scorsa. Ma adesso dovrà cercare di convincere almeno i deputati della sua maggioranza a credere alla sua versione secondo cui Robbins avrebbe non solo agito di testa sua, ma addirittura evitato d’informare delle riserve dei servizi lo stesso premier o qualunque ministro: dopo aver sostenuto di non averne saputo nulla fino a pochi giorni fa.

Il clima del dibattito ai Comuni si preannuncia in ogni caso acceso. La ricostruzione di sir Keir solleva infatti pesanti dubbi sui media ed è respinta come inattendibile da tutti i partiti d’opposizione, che invocano ad alta voce la testa del premier: in primis la leader conservatrice Kemi Badenoch, pronta – come ha ribadito oggi – a ricorrere a “tutte le opzioni parlamentari disponibili” (dalla mozione di sfiducia alla richiesta di un’inchiesta indipendente) per provare a costringerlo a dimettersi.

Un passo finora escluso dal premier e dai suoi fedelissimi, ultimo il ministro Douglas Alexander, il quale stamane ha ripetuto alla Bbc che il capo del governo “supererà assolutamente” anche questa crisi. E ha negato che abbia detto “bugie”.

Robbins – usato secondo molti funzionari come capro espiatorio nonostante la sua nota contrarietà iniziale alla nomina politica ad ambasciatore di Mandelson – potrebbe peraltro sconfessare l’intera linea difensiva del premier già domani, in un’audizione di fronte alla commissione Esteri della Camera. Mentre secondo il Financial Times sta persino valutando una clamorosa azione legale contro il governo, a tutela della propria reputazione.

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