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SSR: da metà novembre torna la radio anche in FM

Keystone-SDA

Da metà novembre la Società svizzera di radiotelevisione (SSR) tornerà a proporre i propri programmi radiofonici anche sulle onde ultracorte (OUC o FM) che erano state dismesse a fine 2024. Lo ha indicato oggi l'azienda di servizio pubblico in una nota.

(Keystone-ATS) La concessione rilasciata alla SSR dall’Ufficio federale delle comunicazioni (UFCOM) è infatti cresciuta in giudicato al termine del periodo di ricorso. L’attivazione dei primi impianti di trasmissione permetterà di raggiungere circa l’80% della popolazione, che potrà ascoltare analogicamente i principali programmi radiofonici della SSR, tra cui le reti culturali di RSI, SRF e RTS e, nella Svizzera tedesca, i notiziari regionali più seguiti. Il costo dell’operazione si aggira sui 6,5 milioni di franchi all’anno e dev’essere compatibile con il programma di risparmio imposto dal Consiglio federale. La precedente copertura completa costava 15 milioni all’anno, viene ulteriormente sottolineato.

Per chi ascolta la radio attraverso la tecnologia DAB+ e internet – che secondo il comunicato assieme concernono nove minuti d’ascolto su dieci – l’offerta rimarrà immutata. L’azienda radiotelevisiva continuerà dunque a monitorare l’evoluzione della situazione e si dice pronta, in base alle abitudini d’ascolto e alle condizioni quadro operative e finanziarie, ad ampliare ulteriormente la diffusione attraverso le FM.

“Le nostre ascoltatrici e i nostri ascoltatori sono al centro delle nostre priorità. Per la SSR, la decisione del Parlamento di continuare a consentire la diffusione via FM rappresenta un mandato preciso. Abbiamo perciò agito rapidamente e trasmettiamo di nuovo i nostri programmi in tutte le regioni linguistiche anche su FM, in aggiunta ai canali digitali. Per la SSR è determinante che i nostri contenuti raggiungano le persone, in modo semplice e affidabile”, ha spiegato la direttrice generale della SSR, Susanne Wille, citata nella nota.

Il dietrofront del Parlamento

Dal 2020 la trasmissione via FM non è più obbligatoria per le emittenti radiofoniche. La SSR e alcune emittenti private avevano quindi deciso di spegnere i loro ripetitori tra il 2022 e il 2023, ma la messa in pratica era poi slittata a fine 2024. Inizialmente anche gli altri attori privati avrebbero dovuto disattivare questa opzione entro la fine dell’anno in corso.

La protesta era però montata sia tra la popolazione, sia tra alcuni esponenti del settore, con una raccolta firme promossa dall’imprenditore radiofonico Roger Schawinski che nel 2021 aveva raccolto oltre 60’000 firme per chiedere un passo indietro. Lo scorso anno il Parlamento aveva accolto una mozione in tal senso. Il termine per lo spegnimento è stato quindi prorogato almeno fino al termine del 2031 e da stabilire d’intesa con le emittenti private. “Poiché alcune radio private intendono rimandare questo passo, la SSR non può permettersi di rinunciare ulteriormente a questa tecnologia e quindi a una parte significativa del proprio pubblico”, aveva allora commentato la SSR.

Secondo i dati Mediapulse, nel primo semestre del 2025, subito dopo lo spegnimento, le radio del servizio pubblico avevano perso sei punti percentuali della loro quota di mercato.

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